Card. Zuppi: "Non dobbiamo abituarci all'orrore della guerra, della disumanità"

Al Meeting di Comunione e Liberazione il presidente della Conferenza episcopale italiana dice: "Quando non c'è più la compassione" per l'uomo e in particolare per chi sta soffrendo "allora si vive per se stessi"

Card. Zuppi: "Non dobbiamo abituarci all'orrore della guerra, della disumanità"
ANSA
Il Card. Zuppi al Meeting

Introdotto da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli, il capo dei vescovi italiani Card. Matteo Zuppi parla di generazione attuale "piene di agitazione dell'io, cioè passioni tristi, cioè dell'individualismo e che hanno una amplificazione digitale". Di qui la contrapposizione con "la passione dell'uomo che fa incontrare il me stesso perché incontro gli altri, il prossimo". 

"Una Passione per l'umano" è il tema della 43a edizione del Meeting di CL in corso a Rimini. A spiegare e interpretare il titolo è il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente CEI e Arcivescovo di Bologna, che dal palco della kermesse di Comunione e Liberazione ricorda il fondatore di CL, don Luigi Giussani e della sua "passione, nel senso di passione per l'uomo come ragione della sua vita e desiderio dell'incontro con gli altri, per una passione viva e vicina alla concretezza della vita". 

Una "passione" quindi "di cui tutti - spiega Zuppi - abbiamo bisogno". Un argine "alla desertificazione spirituale". Nel ricordare l'inizio della sua vocazione, parla delle periferie, in particolare a Roma dove "alla fine anni 60 - ricorda - vivevano più di 100mila persone nelle baracche, nella cosiddetta periferia "che c'è ancora, più nascosta" afferma il cardinale. 

E poi una lezione sull'individualismo che "ci rende deboli, pieni di paure, che ci fa essere sempre intorno al nostro io, ci intossica" e per guarire serve "incontrare l'altro, perché l'incontro con l'altro fa capire chi siamo. L'individualismo ci persuade che soltanto da soli ci sentiamo bene", invece, aggiunge "troviamo il nostro io quando capiamo il noi e non abbiamo più paura del noi". 

Individualismo come nazionalismi, dichiara, di qui le tante paure e il sentirsi fragili e l'incapacità di capire che la forza sta nell'incontrare gli altri. Definite "pandemie" non solo il Covid, ma anche le guerre da cui trarre l'insegnamento "che soltanto insieme se ne viene fuori". Tema ripreso più volte dal capo dei vescovi italiani è l'aspetto della società digitale e per Zuppi infatti "l'uomo digitale è l'ultima variante che stiamo cercando di capire" e bisogna stare attenti perché il male è anche qui "ed è il male che ci isola. Bisogna guardare agli altri e interrogarsi della loro sofferenza, mentre il male ci divide dagli altri".