Corruzione negli obitori, trenta indagati e sedici misure cautelari a Ravenna

Le accuse mosse sono di associazione a delinquere e riguardano anche operatori sanitari di Lugo e Faenza. Avrebbero indirizzato parenti di defunti a specifiche imprese funebri dietro compenso

Corruzione negli obitori, trenta indagati e sedici misure cautelari a Ravenna
CC Bologna
carabinieri

Avrebbero garantito - in cambio di denaro - condizioni di favore ad alcune imprese di servizi funebri, a discapito di altre. Un addetto alle camere mortuarie dell’Asl di Faenza è finito in custodia cautelare in carcere e altre cinque persone - tra cui 4 operatori sanitari di Faenza e Lugo e un impresario funebre - sono agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il Gip del tribunale di Ravenna, che ha disposto anche di interdire temporaneamente dal lavoro 10 titolari di onoranze funebri tra Faenza e Lugo. La Procura di Ravenna - che ha coordinato le indagini dei Carabinieri svolte tra gennaio e maggio 2020, ha infatti ipotizzato l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione tra operatori sanitari e agenzie funebri. 
Gli addetti alle camere mortuarie, in veste di incaricati di pubblico servizio, sono accusati di avere fornito servizi che esulavano dalla loro funzione in cambio di denaro da parte degli impresari funebri. Avrebbero infatti vestito e curato le salme presso le camere mortuarie, utilizzando luoghi e mezzi del Servizio sanitario nazionale, e favorito alcune imprese segnalando le cosiddette “salme libere”, vale a dire i defunti per i quali i parenti non avevano ancora dato incarico ad alcuna impresa funebre. Avrebbero inoltre, secondo gli inquirenti, assegnato ai soci in affari le camere ardenti più ambite e comode, agevolandone gli ingressi nell'obitorio, assumendo atteggiamenti ostruzionistici nei confronti delle imprese funebri concorrenti ed estranee al piano criminale. 
Le ditte che non facevano parte dell’accordo avrebbero inoltre, secondo l’ipotesi accusatoria, subito rigide e pretestuose applicazioni del regolamento in termini di accesso all’obitorio e vestizioni delle salme. Le imprese favorite ottenevano così un indebito guadagno grazie alla concorrenza sleale. La stima degli inquirenti è di un giro d’affari di circa 100 mila euro l’anno, con un ricavo, per ogni operatore sanitario, tra i 15 mila e i 20 mila euro. Le imprese funebri coinvolte nella corruzione avrebbero invece ottenuto dei risparmi nei costi di gestione, tra il 50 e il 70%: la vestizione eseguita illegalmente dagli infermieri costava infatti loro tra i 30 e i 60 euro anziché i 120-140 del costo di mercato. Le persone coinvolte nell’attività illegale e denunciate sono in tutto 37.  

Il servizio di Francesco Rossi con le interviste a Daniele Barberini, procuratore capo di Ravenna, e al tenente colonnello Gianluigi Di Pilato, Comandante del Reparto Operativo carabinieri di Ravenna