"La prigione ti rimane dentro". Sui social la disperazione dello studente

Ogni udienza è un "momento pesantissimo", confessa Zaki, che ringrazia per il sostegno e si augura di tornare a studiare in Italia

"La prigione ti rimane dentro". Sui social la disperazione dello studente
Ansa
Patrick Zaki

"Ad ogni sessione devo andare a Mansura per partecipare  personalmente alle udienza. Quando il momento si avvicina è pesantissimo, perché sembra che tu sia troppo vicino a rivivere quel calvario".

Con questo testo affidato ai social, Patrick Zaki racconta la sua tristezza per il processo che lo vede imputato in Egitto e per il quale rischia di finire in carcere. "Vedere l'auto delle deportazioni rappresenta un vero trauma per chi ha vissuto l'esperienza carceraria e ha bisogno di molto tempo per riprendersene. Alcuni dettagli rimangono impressi nella mente, non esci dalla tua prigione, anche se esci dalle sue mura, la prigione ti rimane dentro", spiega lo studente dell'Università di Bologna, ora a piede libero, ma ancora accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo.

"Sono grato a tutti gli amici per il loro infinito sostegno. Ad ogni sessione ricevo un enorme numero di messaggi di sostegno e amore che mi fanno sentire di non essere solo in questa difficile esperienza e mi dà qualche speranza che qualcosa di bello possa accadere presto", continua ancora Zaki, che conclude: "Finalmente spero che questo incubo finisca presto e di poter tornare a studiare in Italia normalmente e avere la possibilità di lavorare sul mio recupero personale prima di quell'esperienza".