Ciclismo, è morto Vittorio Adorni

Nato a San Lazzaro Parmense vinse il Giro nel 1965 e il Mondiale tre anni dopo a Imola

Ciclismo, è morto Vittorio Adorni
TgR Emilia Romagna
Adorni campione del Mondo a Imola nel 1968

Ancora un lutto nel ciclismo. A distanza di pochi giorni dalla tragedia di Davide Rebellin e la scomparsa di Ercole Baldini, il mondo delle due ruote piange nel giorno della vigilia di Natale la scomparsa di Vittorio Adorni, ex campione del mondo nel 1968 e vincitore di un Giro d'Italia nel 1965. Aveva 85 anni. Professionista dal 1961 al 1970, l'atleta emiliano nato a San Lazzaro Parmense è stato uno dei personaggi del ciclismo più noti, tra i grandi protagonisti del periodo d'oro degli anni Sessanta, in cui esplose la rivalità tra Felice Gimondi e il belga Eddy Merckx. 

Nonostante la sfida contro due colossi, Adorni nel corso della sua carriera decennale riuscì a raccogliere diversi successi di prestigio, tra cui il titolo iridato sul tracciato di Imola, al termine di una fuga partita a 90 chilometri dal traguardo. Fu la consacrazione e il coronamento di un campione che, anche quando decise di scendere di sella, si mostrò “rivoluzionario” per la capacità, straordinaria ai suoi tempi, di cavalcare e maneggiare al meglio i grandi mezzi di comunicazione per via della sua competenza e capacità di linguaggio nell'analisi delle corse.
Già durante la carriera agonistica incominciò infatti ad avere contatti col mondo della televisione. A differenza dei suoi colleghi, Adorni appariva spigliato davanti alle telecamere, particolare che ne accrebbe la popolarità tra il pubblico e gli spettatori. Nel corso del vittorioso Giro del 1965 (con 11'26" su Italo Zilioli e 12'57" su Gimondi) il giornalista Sergio Zavoli lo volle come opinionista fisso al “Processo alla tappa” e nell'anno del successo mondiale diventò conduttore, assieme a Liana Orfei, del telequiz “Ciao mamma” sulla seconda Rete nazionale. Oltre a fare il commentatore tv per diversi anni Adorni è stato direttore sportivo alla Salvarani e alla Bianchi-Campagnolo e in seguito ricoprì la carica di presidente del Consiglio del ciclismo professionistico all'interno dell'Unione Ciclistica Internazionale. Fu anche assessore allo sport del Comune di Parma dal 2006 al 2009. 

Il successo iridato di Imola nel 1968, quando inflisse un ritardo di 9'50" a Herman Van Springel (secondo) e 10'18" su Michele Dancelli (terzo), fu per l''Airone di Parma' l'unico di rilievo in una gara in linea, nelle quali ottenne tuttavia piazzamenti di prestigio concludendo tra i primi dieci almeno un'edizione di tutte le classiche monumento e salendo sul podio una volta alla Milano-Sanremo e tre volte alla Liegi-Bastogne-Liegi. Fu secondo al mondiale di Sallanches del 1964. Nel suo palmares ci sono anche un Giro del Belgio, un Giro della Sardegna, due Tour de Romandie, un Giro di Svizzera e una Coppa Bernocchi.
In totale in carriera ha vinto 60 corse professionistiche e vestito complessivamente per 19 giorni la maglia rosa di leader del Giro. "Un gentleman ancor prima che un campione", è il ricordo del presidente della Fci, Cordiano Dagnoni che ha sottolineato il ruolo di Adorni anche fuori dal mondo delle due ruote, tra cui quello di presidente del Panathlon Internazionale dal 1996 al 2004.