Ancora un rinvio in Pakistan per l'estradizione del padre di Saman

In aula a Islamabad mancano funzionari: udienza slitta al 19 gennaio. Difficilmente Shabbar Abbas arriverà in Italia per l'avvio del processo a Reggio per l'omicidio della 18enne

Ancora un rinvio in Pakistan per l'estradizione del padre di Saman
TGR Emilia-Romagna
Una foto del padre di Saman

Nuovo rinvio al 19 gennaio. Si è conclusa intorno alle 11 30, ora italiana, a Islamabad la quinta udienza  per decidere sull’estradizione di Shabbar Abbas, il padre di Saman, la diciottenne pakistana il cui corpo è stato trovato a Novellara a metà novembre. 
L’uomo era stato arrestato pochi giorni prima, ma finora i giudici non si sono mai pronunciati e non l’hanno fatto nemmeno oggi. Il difensore ha depositato memorie scritte di Shabbar, che ha sempre negato di essere coinvolto nella morte della figlia. In aula non c’erano funzionari del ministero dell’interno ed è stato questo a far decidere per una nuova convocazione di tutte le parti.
La normativa pakistana prevede un verdetto entro due mesi dal fermo, che scadono in questi giorni. Le autorità italiane intanto si sono mosse a livello diplomatico e attraverso l’Interpol su pressione della procura di Reggio Emilia per far sì che Shabbar non venga scarcerato. 
Difficile però pensare che possa essere in italia per il 10 febbraio, giorno dell’inizio del processo in cui è accusato di omicidio e occultamento di cadavere insieme al fratello Danish e ai due nipoti, in cella nel nostro Paese. Manca ancora Nazia, la mamma di Saman, latitante. Quando gli hanno chiesto dove fosse, Shabbar ha detto: “Sono in prigione, non ne so nulla”.

Il servizio di Luca Ponzi, montaggio di Dario Fabbri.