Laila, morta in fabbrica: processo rinviato al 30 marzo

L'operaia 40enne perse la vita nel 2021 schiacciata da una fustellatrice. Sarà assegnato un nuovo giudice, del gruppo infortuni sul lavoro

Laila, morta in fabbrica: processo rinviato al 30 marzo
TGR Emilia-Romagna
La fustellatrice nello stabilimento modenese

Morì sul colpo, stritolata da un macchinario, Laila El Harim. Nell’azienda di packaging dove lavorava, a Camposanto, nel modenese. 
Il processo per l’infortunio sul lavoro costato la vita all’operaia 40enne doveva iniziare oggi a Modena. Ma l’udienza è stata rinviata al 30 marzo, quando riprenderà con un giudice del gruppo infortuni sul lavoro. 
Secondo l’accusa - la pm Claudia Natalini - a provocare la morte di Laila, il 3 agosto 2021, sarebbe stata la manomissione del macchinario:  il blocco di emergenza e le fotocellule normalmente presenti per garantire la sicurezza sarebbero infatti stati rimossi per lavorare più velocemente. Un particolare che emerse fin dalle prime ore, dai sopralluoghi degli ispettori del lavoro sulla fustellatrice, subito posta sotto sequestro e che potrebbe essere oggetto di nuove perizie nel corso del processo. Omicidio colposo aggravato dal mancato rispetto della normativa sulla sicurezza: questa l’accusa per cui sono stati rinviati a giudizio l’azienda Bombolette, il titolare , Fiano Setti e il nipote Jacopo Setti, delegato alla sicurezza, tutti difesi dallo studio legale Piccaglia di Bologna. 
Di origine marocchina ma cittadina italiana, Laila viveva da molti anni nella bassa modenese, dov'è rimasta la sua famiglia di origine: il suo compagno italiano e la loro bambina piccola, oggi 6 anni.

 

Il servizio di Giulia Bondi.