Bologna

Pennette avvelenate, a marzo il processo d'appello

Alessandro Leon Asoli, in primo grado è stato condannato a 30 anni per aver ucciso il patrigno e aver tentato di uccidere la madre. La Procura chiede l'ergastolo

Pennette avvelenate, a marzo il processo d'appello
TGR Emilia Romagna
I carabinieri sul luogo del delitto e del tentato omicidio

Andrà in Corte d'appello a Bologna il prossimo marzo il processo a carico di Alessandro Leon Asoli, il 21enne condannato a 30 anni per aver ucciso il patrigno e aver tentato di uccidere la madre, a Casalecchio di Reno - Bologna - nel 2021, avvelenandoli con un piatto di pennette al salmone nel quale aveva messo nitrito di sodio.

L'appello della Procura. Ad appellare la sentenza di primo grado la Procura, che aveva chiesto l'ergastolo. I giudici hanno riconosciuto la colpevolezza di Asoli, che ha usato - scrissero nelle motivazioni - una quantità esorbitante di veleno. Ma non hanno concesso l'aggravante dei motivi abbietti. Circostanza che ha portato a escludere la massima pena, facendo equivalere le altre aggravanti, ovvero l'uso del veleno, la premeditazione e l'aver agito contro parenti, con le attenuanti - giovane età e l'essere incensurato.

L'ossessione per i soldi. La Procura, nell'impugnazione, rimarca la volontà del giovane di liberarsi da genitori che ultimamente erano diventati pesanti, con la madre che insisteva perché lui studiasse o trovasse un lavoro e il patrigno che difendeva la moglie quando lui la offendeva. E poi, l'ossessione per i soldi, movente che l'avrebbe spinto a uccidere.

Accuse alla madre. Accuse integralmente respinte dalla difesa di Asoli, che punta sul movente coniugale. Ovvero, sarebbe stata proprio la madre - sostiene il difensore del giovane - a cucinare la cena avvelenata. Tesi ovviamente respinta dalla donna - parte offesa nella vicenda - come pure dalla Procura.