Sei anni per due assistenti, accusati di tortura e falso, e tre anni e mezzo per altri due agenti, accusati di concorso nel reato di tortura. Sono le richieste di pena del pubblico ministero, Lucia De Santis, al termine della requisitoria in tribunale a Modena, a carico dei quattro agenti della polizia locale di Sassuolo, accusati di avere aggredito un 41enne marocchino di Viano, nel Reggiano, al pronto soccorso dell'ospedale di Sassuolo, dove l'uomo era stato trasportato, dopo essere stato trovato, riverso a terra per strada, in stato confusionale a causa di una crisi ipoglicemica. Condizione che gli agenti avevano, erroneamente, collegato allo spaccio di droga.
I fatti risalgono alla sera del 15 ottobre 2021. Secondo le indagini dei carabinieri il personale di polizia locale avrebbe immobilizzato con la forza e picchiato l’uomo su una barella.
Per i due agenti accusati di tortura e falso la richiesta è stata di sei anni, ridotta a quattro per le attenuanti, ma riportata a sei per la continuazione del reato e per avere redatto una relazione di servizio ritenuta non veritiera. Per gli altri due agenti, accusati di tortura, la richiesta è stata di cinque anni, ridotta a tre anni e mezzo con le attenuanti.
Fu il personale sanitario, in servizio quella sera, a sporgere denuncia: medici e infermieri, ascoltati in tribunale in questi mesi, hanno parlato di “violenza inaudita e non richiesta”. La vittima non era pericolosa, ma venne trattata come tale. Con le braccia incastrate nelle sponde della barella, per poi subire schiaffi e strattonamenti, mentre un agente sarebbe anche salito in piedi sul suo bacino.
La parte civile, rappresentata dall'avvocata Caterina Arcuri, si è associata alla richiesta della pm di "pene severe, in quanto gli agenti hanno tradito lo Stato abusando del loto potere".
I legali degli agenti hanno sempre dichiarato l’estraneità dei loro assistiti e tre di loro già stati reintegrati pienamente in servizio.