Lo sciopero della pescatori

La mobilitazione del settore contro il caro-gasolio

Un accordo col governo c’è, ma lo sciopero resta. E il malcontento è alto. Lo chiamano il contentino il ristoro che arriverà. Il prezzo del gasolio vola alle stelle e le 80 barche di Cesenatico ormeggiate alle banchine del porto canale restano ferme. Sciopero fino a domenica prossima perché i costi superano gli incassi.

Alla base della mobilitazione, che interessa tutte le marinerie dell’Adriatico, al primo punto all’ordine del giorno compare ovviamente il “caro gasolio”, ma l’elenco è più lungo e chiama in causa il “reintegro dello sgravio fiscale contributivo all’80 per cento”, l’eliminazione del “contributo del datore di lavoro per la Naspi sui licenziamenti”, fino alla “riduzione delle giornate di fermo aggiuntivo".

Le associazioni di categoria chiedono ristori economici, cassa integrazione per gli equipaggi, riequilibrio dei giorni di attività ridotti dagli interventi della Unione europea: poco più di 120, oppure 130 in base alle dimensioni dello scafo. Ieri in tarda serata le organizzazioni sindacali del comparto pesca hanno incontrato il governo che ha deciso di stanziare un fondo di 20 milioni per le imprese che stanno subendo il caro gasolio.

Il servizio di Giovanna Greco