Alice Neri, mistero ancora fitto a dieci giorni dal ritrovamento del corpo carbonizzato

Nella Bassa Modenese le indagini proseguono con accertamenti su celle telefoniche e videocamere di sorveglianza

Sono ormai passati dieci giorni dal ritrovamento dell'auto bruciata di Alice Neri nella campagna di Fossa di Concordia. 
Si attendono gli accertamenti sui resti carbonizzati del cadavere rinvenuto nel bagagliaio, per avere, dal dna, la conferma ufficiale che il corpo sia proprio il suo. Intanto proseguono le indagini: gli inquirenti si concentrano sull'esame delle celle telefoniche, per capire gli spostamenti della giovane madre in quella notte, nelle ultime ore di vita. 

Il telefono di Alice all'alba di venerdì 18 novembre squillava a vuoto, chiamato più volte dai familiari. Ma con telefonate come rifiutate da chi aveva in mano quel cellulare, ha raccontato il fratello Matteo, almeno fino a quando è stato spento o si è scaricato.  
E si scandagliano le immagini delle telecamere di videosorveglianza, alla ricerca dei veicoli transitati nell'area compresa tra la radura dove è stata rinvenuta l'automobile della ragazza, il locale di Concordia sulla Secchia in cui è stata vista viva per l'ultima volta e i paesi vicini.
Riflettori accesi anche sulla fabbrica di Cavezzo dove lavorava Alice.
Resta in piedi l'ipotesi che la furia omicida possa essere stata scatenata da un rifiuto.
In settimana sarà di nuovo ascoltato il marito della 32enne, indagato come atto dovuto così come l'amico e collega con cui la giovane ha passato la sera in quel bar, prima della scomparsa.