"La fragilità dolce di un guerriero". Ciao Sinisa

In duemila a Roma per i funerali del 53enne, ex allenatore del Bologna. Zuppi: "Ha regalato coraggio agli altri". A portare la bara anche Arnautovic

Duemila persone si sono raccolte all'esterno della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, per l'ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic, tra foto, striscioni di saluto - 'Ciao Sinisa, uno di noi' - e momenti di commozione. La maggior parte sono ultras e tifosi della Lazio, ma ci sono anche tanti sostenitori del Bologna, prima e ultima squadra del Sinisa allenatore, della Roma, e cittadini accorsi solo per dirgli addio. Nella folla spunta anche una bandiera della Jugoslavia. A fare capolino insieme al suo falconiere anche Olimpia, l'aquila mascotte dei biancocelesti. 
Presenti all'interno della Basilica le squadre e le rappresentanze di Lazio e Bologna, con le dirigenze al completo: ci sono anche l'ex presidente onorario dei felsinei, Gianni Morandi, e una delegazione della Stella Rossa di Belgrado. Tante le personalità istituzionali, dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, al ministro dello Sport, Andrea Abodi fino al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. C'è poi il presidente del Torino, Urbano Cairo, insieme a una nutrita rappresentanza del mondo del calcio italiano: gli ex giocatori laziali Luca Marchegiani, Angelo Peruzzi e Fabio Liverani, mister Serse Cosmi e poi Francesco Totti e Daniele De Rossi, arrivati insieme, in rappresentanza - non ufficiale - dei colori della Roma. 
"Togliamo le pietre dal nostro cuore per vivere in pace con noi e gli altri": così l'arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi, ha aperto la funzione funebre. Nell'omelia ha poi proseguito parlando della malattia che ha colpito Sinisa e di fronte alla quale "non è mai a scappato. L'ha affrontata con coraggio, dandone anche ad altri. Lo ha fatto mostrando la fragilità dolce di un guerriero, che è tale perché sa rialzarsi o ci prova. La fragilità è una porta, non un muro". Un pensiero anche alla famiglia di Mihajlovic: "Ci stringiamo intorno a loro e a chi è legato a lui. Sinisa voleva diventare vecchio con tanti nipoti, è stato uno capace di dare un'occasione a chi non l'aveva mai avuta e vorrei che oggi sentiate l'affetto della madre Chiesa. Proprio perché è una madre non si arrenderà mai al dolore dei suoi figli. E' un saluto doloroso che ci lascia increduli". 
Al termine della cerimonia il feretro di Sinisa è stato accolto da un lunghissimo applauso della folla, accompagnato dal coro "E se tira Sinisa è gol", insieme a fumogeni e alle sciarpe con i colori delle sue squadre. Accompagnata dai familiari, la bara è stata adagiata sul carro dove ha ricevuto l'ultimo bacio della moglie Arianna e dei figli, dopo essere sfilata davanti alle numerose corone di fiori presenti all'esterno della chiesa: tra le altre ci sono quelle di Fifa, Uefa, Ultras Lazio, delle sue ex squadre Sampdoria, Lazio, Milan, Inter, Bologna e Roma, della famiglia Inzaghi, dei Comuni di Bologna e di Roma. 
A portare a spalla il feretro gli amici più stretti: il ct della Nazionale Roberto Mancini, Dejan Stankovic, Attilio Lombardo, Lorenzo De Silvestri, i rossoblù Marko Arnautović e Roberto Soriano, Vincenzo Cantatore.
Dietro la salma di Sinisa, spentosi la scorsa settimana a 53 anni dopo anni di lotta contro la leucemia, tanti dei compagni e amici che sono stati al suo fianco durante la lunga carriera:  Vincenzo Montella, Angelo Di Livio, Vladimir Jugovic. A portare l'ultimo saluto anche il presidente della Figc, Gabriele Gravina, l'ex presidente della Samp, Massimo Ferrero, il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, così come Luca Cordero di Montezemolo, Gianluigi Donnarumma, Gianluca Vacchi e Paolo Brosio.

Il servizio di Samuele Amadori, montaggio di Andrea Neri.