Friuli Venezia Giulia
    23 Luglio 2019 Aggiornato alle 20:19
    Cronaca

    Sedicenne morta per overdose: 6 anni e 6 mesi allo spacciatore

    Condannato Jamil Shaliwal, l'afghano di 24 anni accusato di aver venduto alla giovane la dose di eroina gialla risultata fatale.Il Pm: "l'imputato non si era preoccupato della potenza e pericolosità della droga che vendeva"
    Credits © rai Un momento del processo per la morte di Alice Bros
    Un momento del processo per la morte di Alice Bros
    Il 24 enne afgano Jamil Shaliwal è stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione, per aver ceduto la potente eroina gialla alla sedicenne Alice Bors, e averne di conseguenza  causato la morte per overdose in un bagno della stazione di udine il 3 ottobre del 2018. La condanna è stata decisa dal collegio giudicante presieduto da Paolo Alessio Vernì che ha così accolto la richiesta del Pm Andrea Gondolo. A sostegno della tesi accusatoria il Pm ha presentato una ricostruzione meticolosa della ultime 48 ore di vita di Alice  attraverso i suoi whatsapp e i tabulati telefonici. Fondamentale per la ricostruzione dei fatti avvenuti in stazione e per l'individuazione di Shaliwal il materiale video di una settantina di telecamere di sorveglianza della zona della stazione, esaminato dalla polizia. Il Pm ha anche sottolineato come, a differenza di un altro spacciatore  che si era rifiutato di vendere l'eroina gialla ai due giovanissimi perchè temeva ne facessero un uso endovenoso, l'imputato non si era preoccupato della potenza e pericolosità della droga che vendeva. Per il legale di Shaliwal, Giovanni De Nardo  , il giovane amico di Alice Bros, che all'epoca non aveva ancora compiuto 16 anni ed era con lei il 3 ottobre nel bagno della stazione, non è un teste attendibile, benchè sia il testimone  chiave dell'accusa. I due ha proseguito la difesa, nonostante la giovanissima età erano consapevoli della pericolosità della sostanza che stavano assumendo e dai filmati prodotti non c'è evidenza che l'afgano, per altro tossicodipendente, avesse ceduto l'eroina gialla al ragazzo che secondo De Nardo aveva iniettato l'eroina in vena ad Alice. "Ho fatto il processo per stare vicina ad Alice", è il commento di Elisabetta, la sorella maggiore della studentessa friulana, all'esito della sentenza. "Non c'è nessuna soddisfazione. Ha preso quello che doveva", ha aggiunto lasciandosi poi andare alla commozione, dopo aver assistito in maniera composta e attenta al fianco del suo avvocato a tutte le udienze   
    
    					

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