Friuli Venezia Giulia
    16 Ottobre 2019 Aggiornato alle 20:04
    Cronaca

    Truffa scoperta dalla Guardia di Finanza

    Finte manutenzioni agli estintori, 5.200 casi in regione

    Colpiti enti pubblici (comprese le Prefetture, le Questure e la Regione) e soggetti privati - Nei guai una ditta friulana
    Credits © Guardia di Finanza L'interno della ditta di manutenzione sotto inchiesta
    L'interno della ditta di manutenzione sotto inchiesta
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    Un'azienda friulana, che si occupa di forniture di impianti antincendio, ha frodato per anni i suoi 5.200 clienti: attestava di aver cambiato quello che si chiama 'l'agente estinguente' negli estintori sottoposti a manutenzione triennale, mentre in realtà l'operazione non veniva effettuata. Lo hanno scoperto i Finanzieri della compagnia di Gorizia.

    I tre consiglieri di amministrazione della società, che ha sede in provincia di Udine, con 60 dipendenti ed un fatturato di 4 milioni di euro, sono stati denunciati; denuncia anche per un consulente e ad un responsabile tecnico, per frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. La stessa società è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria per illecito amministrativo dipendente da reato per aver beneficiato del delitto di truffa continuata e aggravata ai danni di enti pubblici commesso nel suo interesse ed a suo vantaggio dagli indagati.

    Gli enti pubblici truffati comprendono ospedali, scuole, caserme, istituti di pena, fino alle stesse sedi delle autorità, come comuni, prefetture e questure. Fra i truffati, c'è anche la Regione Friuli-Venezia Giulia.Tra i clienti privati truffati si segnalano imprese di ogni genere, ma anche parrocchie, case di riposo, asili nido, palestre e associazioni sportive. 

    L'indagine è partita dalla denuncia di un dipendente preoccupato per i possibili malfunzionamenti degli apparati antincendio in caso di utilizzo; sono state utilizzate intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni locali e domiciliari, indagini contabili e bancarie, oltre a numerose testimonianze rese dai dipendenti e dai manutentori dell’azienda.

    In particolare, sono state le telecamere nascoste, installate dai finanzieri in più punti dell’officina dell’azienda dove avrebbero dovuto svolgersi le operazioni di sostituzione della polvere estinguente, a fornire prove - definite inequivocabili in un comunicato della Guardia di Finanza - delle modalità truffaldine con cui veniva attestata la revisione triennale degli estintori: la legge impone infatti l’obbligo di cambiare l’estinguente in base ad un decreto ministeriale del 2005 e alla normativa dell’Ente Nazionale di Unificazione datata 1992.

    Le videoriprese, durate quattro mesi, hanno documentato che gli operai si adeguavano alla direttiva aziendale di non procedere al cambio della polvere estinguente e che i macchinari deputati all’aspirazione e all’inserimento dell’agente estinguente negli estintori erano quasi sempre spenti o utilizzati solo in sporadiche occasioni.

    Una significativa dimostrazione della conoscenza delle procedure che la società avrebbe dovuto seguire per la revisione triennale degli estintori - sempre secondo la nota - si è avuta quando i funzionari di un concessionario autostradale hanno svolto un’attività di verifica presso il capannone dell’azienda udinese. In tale circostanza gli operai presenti in officina e uno degli amministratori hanno mostrato agli ispettori le corrette procedure da seguire per le operazioni di manutenzione, incluso il cambio dell’agente estinguente. Non appena gli ispettori si sono allontanati, i macchinari per immettere e aspirare la polvere estinguente sono stati spenti e gli operai hanno ripreso le “ordinarie” operazioni di revisione.

    La frode nelle forniture - fa ancora notare il comunicato - è stata anche provata sul piano contabile confrontando, per ogni anno, gli acquisti di polvere estinguente, le rimanenze ed il numero di estintori “revisionati” moltiplicato per le capacità degli apparati restituiti ai clienti dopo le false operazioni di manutenzione: l’azienda udinese, a fronte di un fabbisogno annuale medio di circa 80.000 kg di estinguente, provvedeva all’acquisto di soli 4.000 kg, impiegati per rifornire i soli estintori esausti, cioè utilizzati totalmente o in parte. Il vantaggio economico che l’azienda ha realizzato dal 2005 al 2018 è stato stimato in circa 5 milioni di euro, considerando la polvere estinguente fatturata ma non sostituita, il fittizio smaltimento della stessa addebitato ai clienti, i risparmi sulla manodopera, sui consumi, sui macchinari e sui tempi di revisione. 

    Numerosi dipendenti e manutentori - prosegue la Guardia di Finanza - hanno ammesso di conoscere la fraudolenta prassi aziendale, imposta dagli amministratori, in uso in azienda da decenni e prima della loro assunzione, ma di non aver mai denunciato nulla per timore di perdere il posto di lavoro. Il comunicato rileva infine che la società non solo ha beneficiato dei “vantaggi” derivanti dalla frode, riuscendo a presentarsi sul mercato con prezzi più convenienti rispetto agli operatori onesti, ma ha anche messo a rischio la sicurezza dei luoghi di lavoro esponendo a concreti rischi coloro che avevano gli estintori in uso, convinti di disporre di strumenti antincendio in perfetta efficienza. I Vigili del Fuoco hanno infatti spiegato che la mancata sostituzione dell’agente estinguente nel corso delle revisioni periodiche comporta un aumento del rischio di inefficacia dell’estintore: la polvere, se non sostituita, può infatti “impaccarsi” con conseguente difficoltà di fuoriuscita in caso di erogazione.

    Dopo aver avuto notizia delle indagini, la società friulana ha richiamato e correttamente revisionato, sotto il controllo delle Fiamme Gialle, quasi 24.000 estintori: le operazioni hanno avuto luogo da luglio 2018 a giugno 2019, e l’impresa friulana ha poi patteggiato la pena per gli illeciti amministrativi commessi. Sul piano penale, invece, la vicenda rimane aperta: e la Procura della Repubblica del Tribunale di Udine, nei giorni scorsi, ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, preludio alla successiva richiesta di rinvio a giudizio.
     
    
    					

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