Friuli Venezia Giulia
    19 Febbraio 2020 Aggiornato alle 14:26
    Cronaca

    "Picchiato da dieci agenti, così è morto il georgiano del Cpr"

    Parla il deputato radicale Riccardo Magi, che nel Centro di Gradisca aveva raccolto numerose testimonianze. La Procura: sentiti in quattro
    Credits © Tgr Rai Un agente di polizia all'esterno del Cpr di Gradisca durante una manifestazione dei giorni scorsi
    Un agente di polizia all'esterno del Cpr di Gradisca durante una manifestazione dei giorni scorsi
    Sono accuse pesantissime quelle raccolte al Cpr di Gradisca d'Isonzo dal deputato radicale Riccardo Magi, e riportate durante una conferenza stampa alla Camera. Il georgiano Vakhtang Enukidze, 38 anni, che era rinchiuso nel centro isontino ed è deceduto il 18 gennaio sarebbe stato "picchiato ripetutamente nel Cpr da circa 10 agenti, anche con un colpo d'avambraccio dietro la nuca e una ginocchiata nella schiena, trascinato per i piedi come un cane. E' morto - afferma Magi - dopo essere stato riportato nel Centro al termine di una notte d'agonia. E' come il caso Cucchi, una persona morta mentre si trovava in custodia dello Stato. Ora bisogna chiarire".
    Il deputato radicale il 19 ed il 20 gennaio ha compiuto due visite ispettive nella struttura e ha parlato con 8-9 testimoni (ospiti del Centro, un operatore e anche un poliziotto) che hanno dato una "versione concorde" su come sono andate le cose. "Il fatto preoccupante - ha aggiunto Magi - è che alcune delle persone con cui ho parlato, egiziani ospiti della struttura, sono stati nel frattempo espulsi".
    "Sono arrivato al Cpr - ha riferito Magi - alle 22.30 di domenica scorsa. Appena sceso dalla macchina, ho sentito urla provenire dall'interno. Mi è stato chiesto di attendere e poi agenti in assetto antisommossa mi hanno fatto entrare. Ho avvertito un'impressione di tensione palpabile, un poliziotto ha detto a un collega che c'era tanto sangue in giro. Mi è stato spiegato che quella sera c'era stata una 'bonifica', erano stati sequestrati i telefonini a tutti gli ospiti della zona verde, il settore dove fino al giorno prima si trovava il georgiano".
    "Gli ospiti da me sentiti - ha proseguito il deputato - in maniera unanime mi hanno detto che il 14, nel cortile davanti alle stanze c'era stata una colluttazione tra Enukidze e un altro ospite del Centro, un nordafricano. Tutti negano che lo scontro - il georgiano aveva peraltro avuto nettamente la meglio - possa aver causato lesioni gravi. A quel punto sono intervenuti circa dieci agenti per separare i due litiganti; hanno immobilizzato e colpito ripetutamente Enukidze. Alla scena hanno assistito quelli che si trovavano nella zona verde, ma era visibile anche dalle finestre di chi alloggiava nella zona rossa".
    Non solo, ha precisato Magi, "nel Centro, nuovissimo, ci sono circa 250 telecamere che riprendono tutto, tranne le stanze degli ospiti".
    Dopo aver passato un paio di giorni nel carcere di Gorizia - è ancora la ricostruzione del parlamentare - il georgiano il 16 pomeriggio viene riportato nel Cpr. "Tutti quelli che l'hanno visto - osservato Magi - hanno detto che si trovava in condizioni critiche, non si reggeva in piedi. Ha chiesto un intervento medico, ma, man mano che le condizioni si aggravavano, non ha potuto più farlo perché non riusciva a parlare. Nella notte, ha riferito il compagno di stanza, aveva la bava alla bocca ed è caduto dal letto. La mattina era in stato di incoscienza e di lì a poche ore sarebbe morto".
    Importanti, a parere di Magi, "sarebbero ora le immagine delle telecamere interne e le testimonianze degli ospiti, ma due egiziani che avevano parlato con me sono stati espulsi nella notte tra lunedì e martedì. Anche un altro straniero, presente al momento dei fatti, è stato rimpatriato. Quello che mi ha detto al telefono l'ho registrato e l'ho messo a disposizione della procura".
    Per il vicepresidente dell'Associazione nazionale studi giuridici, Gianfranco Schiavone, "i testimoni vanno sentiti, anche prevedendo per loro la concessione di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Ed è evidente - ha aggiunto - che, nell'ipotesi di un coinvolgimento delle forze dell'ordine, non possono esser semplicemente essere ascoltati dalla polizia nel Cpr, ma vanno sentiti dai pm in locali esterni al Centro e in un contesto che escluda influenze e possibili minacce".
    Schiavone ha poi definito il Cpr di Gradisca una "struttura particolarmente repressiva, senza spazi sociali né mensa, gestita in totale opacità e che deve essere chiusa immediatamente". Da parte sua, Magi proporrà alla commissione Affari costituzionali della Camera "di avviare un giro di ispezioni nei Cpt, dove c'è una situazione fuori controllo".
    Come noto, sulla vicenda la Procura di Gorizia ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario. "I testimoni citati dall'onorevole Riccardo Magi sono stati sentiti prima che venissero espulsi", ha detto il Procuratore di Gorizia Massimo Lia, citato dall'agenzia Ansa. "Appena il collega che segue l'inchiesta ha saputo della presenza di possibili ulteriori testimoni oculari e di compagni di detenzione della vittima - ha aggiunto Lia - si è immediatamente recato nel Centro per sentirli prima che venisse attuata la loro espulsione, cioè l'epilogo atteso per chi è ospitato in quelle strutture. Per questa ragione, la loro ricostruzione dei fatti, sui quali non entrerò per non violare il segreto istruttorio, è stata raccolta dettagliatamente. Si tratta di quattro persone per le quali c'era l'urgenza di verbalizzare le dichiarazioni proprio perché prossimi a un
    allontanamento dal territorio nazionale che era stato programmato ed era ormai imminente. Quanto hanno riferito è stato puntualmente acquisito agli atti".
    Le indagini sulla morte del migrante georgiano "stanno proseguendo a ritmo serrato, con la raccolta di prove testimoniali e documentali: tuttavia, soltanto grazie all'autopsia si potrà fare chiarezza sulle cause del decesso perché, ad oggi, nessuno può dire di conoscere dettagliatamente cos'abbia provocato la morte dell'uomo". Il Procuratore di Gorizia, Massimo Lia ha anche confermato che gli esami autoptici sul cadavere dell'uomo non saranno eseguiti prima di lunedì: "Una decisione che abbiamo assunto perché i congiunti hanno espresso il
    desiderio di nominare un perito di parte: abbiamo concesso loro qualche giorno di tempo per procedere. Se non dovessero farlo, lunedì si deciderà la tempistica con cui procedere con l'esame autoptico, snodo fondamentale dell'inchiesta".
    
    					

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