Friuli Venezia Giulia
    14 Luglio 2020 Aggiornato alle 20:09
    Cronaca

    Il triplice omicidio, due anni fa in Macedonia

    ​Strage di Debar, ergastolo per Blerta

    La giovane, che risiedeva a Sacile con la madre e il padre, riconosciuta colpevole di averli uccisi, insieme alla sorellina 14enne, durante una vacanza in patria. Condannati anche i due giovani che l'hanno aiutata
    Credits © TGR I genitori e la sorellina di Blerta, le vittime della strage
    I genitori e la sorellina di Blerta, le vittime della strage
    La Corte d'Assise di Gostivar in Macedonia ha condannato all'ergastolo Blerta Pocesta, la 29ebbe che era accusata di aver ucciso i propri genitori e la sorellina 14enne; una strage familiare commessa a  colpi di pistola la notte del 25 agosto 2018 nella cittadina di Debar.

    La famiglia macedone da oltre 20 anni risiedeva a Sacile in provincia di Pordenone dove il padre 54enne lavorava come operaio in una ditta del luogo e la madre 53enne laureata in chimica nel paese d'origine  dipendente in una impresa di pulizie del sacilese, con le tre figlie di 29, 22 e 14 anni.

    I due genitori con la figlia ultimogenita si erano recati nel paese d'origine a Debar per partecipare ad un matrimonio, ma la mattina del 25 agosto 2018 i parenti non vedendoli arrivare, erano entrati nella camera da letto trovandoli tutti e tre assassinati a colpi di pistola.

    Da qui le indagini della Procura della Repubblica di Pordenone in raccordo con quella macedone, attività  coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, con il contributo della Squadra Mobile di Pordenone e del Servizio Polizia Scientifica.

    Le indagini hanno chiarito che Blerta, il giorno precedente al matrimonio, all'insaputa della seconda sorella era andata in aereo dal Veneto sino in Macedonia, aveva commesso l'omicidio, ed era subito rientrata in Italia. 

    Condannati anche i due complici della ragazza, due macedoni del posto, rispettivamente a 10 anni e 3 anni di reclusione per aver il primo dato assistenza alla giovane nei movimenti in madrepatria ed il secondo per aver procurato l'arma del delitto, una pistola semiautomatica clandestina.
    
    					

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