Friuli Venezia Giulia
    28 Maggio 2020 Aggiornato alle 07:13
    Cronaca

    Traffico di rifiuti, sei arresti: l'ombra delle ecomafie

    Indagine di Carabinieri e GdF coordinata dalla Dda. Dopo il sequestro del capannone a Mossa, tracciata la provenienza di 4500 tonnellate di balle. L'organizzazione cercava nuovi siti in regione
    Credits © Carabinieri/Guardia di Finnza L'interno del capannone di Mossa stipato di rifiuti
    L'interno del capannone di Mossa stipato di rifiuti
    Traffico illecito di rifiuti a carattere transnazionale: è l'ipotesi di reato che ha portato all'esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare nelle province di Gorizia, Napoli e Belluno da parte di Carabinieri e Guardia di Finanza. Sono state disposte dal Gip di Trieste, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia dopo le indagini avviate con il sequestro di un capannone industriale colmo di rifiuti a Mossa, presso Gorizia.
    I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale del capoluogo isontino, insieme a personale del Ros e ai finanzieri del Gico di Trieste e dello Scico di Roma, avevano scoperto lo smaltimento illecito di circa 4.500 tonnellate di rifiuti speciali e plastici provenienti da un impianto di recupero di una società del bellunese e da un'area dismessa a Borovnica, in Slovenia. Le sei persone coinvolte sono state poste agli arresti domiciliari.
    Dal capannone di Mossa ai sei arresti
    Il Gip ha anche disposto il sequestro preventivo di un milione di euro, profitto del reato, individuato quale danno ambientale. L'attività investigativa è stata condotta anche con l'ausilio di un drone, che ha consentito di monitorare ogni movimento degli automezzi, dal loro ingresso in Italia sino allo smaltimento finale dei rifiuti.
    Una volta sequestrato il capannone di Mossa, le persone arrestate avevano cercato sul territorio regionale siti alternativi nei quali continuare l'attività illecita. Sono in corso numerose perquisizioni in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Campania, per recuperare la documentazione necessaria a ricostruire l'esatta provenienza dei rifiuti e le tappe intermedie toccate dagli automezzi.
    Il Gip, nel motivare le esigenze cautelari, ha ricollegato la vicenda al diffuso fenomeno delle eco-mafie, sottolineando la presenza della criminalità organizzata e il particolare livello di pericolosità, emersi nel corso delle indagini, per le evidenti affinità con dinamiche criminali tipiche dell'area napoletana.
    
    					

    Potrebbero interessarti anche...

    
    					

    Altri articoli da Cronaca