Friuli Venezia Giulia
    30 Luglio 2021 Aggiornato alle 23:12
    Salute

    Zone Covid, Regioni e governo rimangono distanti

    E' scontro sui parametri per il passaggio da bianca a gialla. Sanitari non vaccinati e non giustificati: in Fvg ora sono scesi a 1350
    di Antonio Di Bartolomeo
    Credits © Tgr Rai Sanitari al lavoro in un reparto ospedaliero Covid
    Sanitari al lavoro in un reparto ospedaliero Covid
    Le Regioni alzano l'asticella sui parametri per la permanenza in zona bianca, rimanendo distanti dalle posizioni del ministro della salute Roberto Speranza. La Conferenza, tornata a riunirsi sotto la presidenza di Massimiliano Fedriga, ha proposto che le Regioni mantengano la zona bianca fino a che non saranno occupati oltre il 20% dei posti letto delle le terapie intensive e il 30% delle aree mediche. Tradotto in termini assoluti, secondo questa ipotesi, il Friuli Venezia Giulia non cambierebbe colore fino a quando non avrà più di 383 ricoverati in area medica e 35 in terapia intensiva. Speranza punta invece a un riempimento massimo tollerabile rispettivamente del 5% e del 10% di terapie intensive e area medica. Per Fedriga, però, con questi parametri si rischia di portare tutta l'Italia in zona gialla.

    La trattativa proseguirà nelle prossime ore. Entro domani il consiglio dei ministri dovrebbe varare un provvedimento proprio sui nuovi criteri dei colori e poi sul certificato verde. Anche qui opinioni diverse: Speranza e una parte della maggioranza ne prediligono un utilizzo alla francese, cioè green pass obbligatorio per ristoranti al chiuso e bar, ad esempio. Le Regioni invece vorrebbero sfruttarlo soprattutto per riaprire ciò che è chiuso, come le discoteche, e per permettere il ritorno ad eventi di massa, come concerti e sport, con limiti meno stringenti degli attuali. E' possibile che sul certificato verde si arrivi a un compromesso legato anche al colore delle regioni.

    Quanto alle vaccinazioni del personale sanitario, il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia Riccardi ha riferito che il numero di coloro che non si sono vaccinati senza giustificazione è sceso a 1350. Erano 2 mila meno di un mese fa, 5 mila ad aprile, quando è entrata in vigore la legge che ne stabilisce l'obbligo per chi lavora nella sanità.
    
    					

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