Friuli Venezia Giulia
    19 Gennaio 2022 Aggiornato alle 23:46
    Ambiente

    Via libera da Roma alla riconversione della centrale A2A di Monfalcone

    Il carbone lascerà il posto a metano e idrogeno
    di Maurizio Mervar
    Credits © TGR La centrale A2A di Monfalcone
    La centrale A2A di Monfalcone
    Dagli attuali 330 MW si passerà a una potenza complessiva di 860 MW articolata in un impianto base a turbogas da 580 a cui si affianca un generatore di vapore a recupero che alimenta una turbina per ulteriori 280 MW. Funzionamento modulare con la possibilità di intervento rapido per sopperire alle necessità della rete. Nel decreto sulla valutazione di impatto ambientale l'alimentazione è prevista a gas metano ma un'ipotesi progettuale integrativa di A2A introduceva una quota variabile di idrogeno.

    L'autorizzazione viene concessa di concerto con il Ministero della cultura per la parte paesaggistica e in accordo con l'Istituto superiore di sanità e la regione Friuli Venezia Giulia. Nel testo si legge che in relazione ai siti protetti Natura 2000 "le azioni di rigenerazione ecologica porteranno forti benefici alle specie oltre che alla popolazione".

    L'azienda A2A precisa che la valutazione positiva all'impatto ambientale è il fattore più importante nel percorso verso l'Autorizzazione Unica definitiva.

    Ma le associazioni ambientaliste evidenziano che l'incremento di potenza dell'impianto porterà più CO2 nell'atmosfera, raddoppiando anche le emissioni di ammoniaca. Verrà però ridotta la quantità di ossidi di azoto.

    E anche l'amministrazione monfalconese con il sindaco Cisint esprime il suo rammarico ricordando però che l'iter non è concluso e che il progetto di A2A non è un valore per il territorio trattandosi di una tecnologia energetica obsoleta su fonti fossili che porterà ricadute negative anche in termini occupazionali.
    
    					

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