Friuli Venezia Giulia
    20 Gennaio 2022 Aggiornato alle 22:42
    Cronaca

    Giulio Regeni, comincia a Roma il processo senza imputati in aula

    La Presidenza del Consiglio si costituirà parte civile contro gli 007 egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ammazzato il ricercatore friulano
    di Armando Mucchino
    Credits © Rai Giulio Regeni
    Giulio Regeni
    Fanno gli gnorri,  fingono di non sapere di essere stati rinviati a giudizio, gli alti ufficiali dell'intelligence egiziana nei confronti dei quali domani a Roma si aprirà il processo per il sequestro, tortura e omicidio di Giulio Regeni.

    Quasi sicuramente non saranno in aula ma l'intenzione della magistratura italiana è quella di giudicarli in contumacia.

    Una empasse già superata dal giudice per le udienze preliminari che li ha rinviati a giudizio in quanto a suo avviso la copertura mediatica, capillare e straordinaria data al caso ha avuto vasta eco del loro coinvolgimento anche in Egitto, in altre parole non possono non sapere.

    Saranno invece in aula i genitori di Giulio, Paola e Claudio, che avevano tempo fa lanciato un appello a tutti a non costituirsi parti civili nel processo, costituzioni che a loro avviso potrebbero rallentare il già difficile iter.

    Lo farà la Presidenza del Consiglio dei ministri italiana per testimoniare la presenza del nostro Stato e dei suoi cittadini in questo caso. Nomi eccellenti nella lista dei testimoni quali il presidente egiziano Al Sisi e suo figlio, Mahmood.

    L'allora ministro degli interni Ghaffar,  tutti i presidenti del consiglio italiani che si sono alternati in questi cinque anni (Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi), i ministri degli Esteri, i sottosegretari con delega ai Servizi, i vertici della nostra intelligence.

    Intanto non è detto che arrivi in aula ma ha annunciato la sua collaborazione Maha Abdelrahman, la professoressa e tutor di Giulio Regeni all'università di Cambridge che finora ha mantenuto un atteggiamento reticente e poco collaborativo con gli inquirenti italiani.

    Un processo difficile e pieno di insidie procedurali quello che si apre domani (14 ottobre) che ha però anche la valenza di aprire un giudizio sulla tutela dei diritti umani in Egitto.
    
    					

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