Friuli Venezia Giulia
    19 Gennaio 2022 Aggiornato alle 23:46
    Cronaca

    Emergenza covid, chiudono le sale operatorie a Trieste, Gorizia, Monfalcone

    L'azienda sanitaria conta di recuperare personale per far fronte all'incremento di pazienti covid nei pronto soccorso ospedalieri. Garantite le urgenze, l'attività oncologica e traumatologica
    Credits © tgr fvg Un intervento in sala operatoria
    Un intervento in sala operatoria
    Pronto soccorso in affanno a Trieste, Gorizia e Monfalcone, letti occupati da pazienti covid e non vaccinati, personale ai mini termini, 350 persone a casa tra positivi e no vax. Risultato l'azienda ospedaliera di Trieste e Gorizia è costretta a chiudere nuovamente le sale operatorie. 

    A partire da domani, e in misura più drastica da lunedì 17 gennaio, sospesa tutta l'attività chirurgica anche in regime di libera professione. Sono garantite le urgenze, la traumatologia e la chirurgia oncologica indifferibile. Sospese anche tutte le attività di ricovero programmato in area medica. 

    "Non abbiamo scelta ci spiega Andrea Longanesi, direttore sanitario Asugi - abbiamo superato il livello di guardia. Non ci sono più posti letto liberi". 

    Se le terapie intensive contano circa 11, 12 pazienti al giorno contro i 30 della scorsa ondata, ad essere in affanno sono gli altri reparti riconvertiti per l'emergenza a posti covid. Oltre 80 a Trieste, e sono tutti occupati. 

    "Da 20 giorni - ci spiega Longanesi - siamo costretti a appoggiare pazienti internisti in area chirurgica. Non è più sostenibile".

    La verità è che volendo le aree per aprire nuovi posti letto ci sarebbero, ma a mancare è il personale.
    Tra i dipendenti si contano 150 assenti circa perché positivi al Covid, e poi 200 no vax sospesi. Il personale che rimane in servizio, conclude Longanesi, deve farsi carico del lavoro dei colleghi assenti, nonostante la stanchezza che dura oramai da due anni. 

    Intanto dal Governatore e presidente della conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga, il monito a vaccinarsi. "La sanità è in affanno per colpa di chi sceglie di non vaccinarsi - dice senza mezzi termini e esclude un'eventuale chiusura di scuole o attività economiche, l'emergenza -rimarca- va gestita tamponando solo i sintomatici". 

    "Bisogna ridurre i tamponi e i tracciamenti per gli asintomatici, - prosegue Fedriga - perchè è insostenbile inseguire centinaia di migliaia di persone al giorno, non lo si riesce a fare, tecnicamente è impossibile, allora facciamo i tamponi per i sintomatici, vediamo di favorire la campagna vaccinale perchè oggi l'obiettivo non è quello di far sparire i contagi ma la malattia grave e lo si può fare con il vaccino".

     
    
    					

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