Si chiamavano Nabi e Baig, rispettivamente 35 e 38 anni, i due uomini ritrovati senza vita, lunedì, in un edificio abbandonato della periferia di Udine. Non erano di passaggio: presenti da diversi anni in città, erano conosciuti dai servizi territoriali per la situazione di fragilità che si trovavano a vivere.
Entrambi di nazionalità pachistana, uno di loro era arrivato in Italia passando da un paese del nord Africa, probabilmente dal difficile contesto libico. Aveva i documenti in regola, ed è per questo che era riuscito da poco ad avviare un percorso di presa in carico per problematiche di tossicodipendenza.
Sarà l'autopsia a far luce sulle cause del loro decesso. Tra le ipotesi più probabili un'intossicazione da monossido di carbonio. Del fascicolo è incaricato il PM Luca Olivotto ma, allo stato attuale, non sono ipotizzate condotte penalmente rilevanti, indica il procuratore della Repubblica, Massimo Lia.
Per la complessità dei loro bisogni, come molti italiani con problematiche di salute mentale o dipendenze, i due faticavano ad accedere anche ai servizi di bassa soglia, che a Udine comprendono le Unità di strada, la Stazione di posta e i dormitori.
Trentadue posti in quello di via Pastrengo, della Croce Rossa, tra percorsi di primo e secondo livello; e 23 per il dormitorio della Caritas.
Raffaele Fabris, coordinatore Opera Diocesana Betania:
“I servizi specialistici (...) fanno fatica perché sono oberati da molte situazioni ad accoglierli, vederli e prenderli in carico (...) complessità che molte volte viene risolta viene gestita in anni di accompagnamento e ha bisogno di molta attenzione alle persone, e il contesto sociale il clima di paura che molte volte viene alimentato ostacola questa attenzione alle persone e il fatto che si possano vedere le fragilità delle persone e accompagnarle alle risposte giuste per loro”.