Friuli Venezia Giulia
    13 Aprile 2021 Aggiornato alle 16:42
    Arte & Cultura

    La risolutezza di Italo Svevo in difesa della sua Coscienza

    In una lettera inedita del 1923 l'autore respinge con fermezza il suggerimento di rimettere mano all'ultimo capitolo, giudicato senza logica

    L'esistenza della malattia è insita nella vita dell'uomo e qualunque sforzo di darci la salute è vano è la vita stessa ad essere malata, tutti gli uomini sono accomunati dalla medesima malattia.

    E' la sintesi del finale di uno dei massimi capolavori della letteratura italiana del 900, la Coscienza di Zeno, di Italo Svevo, capolavoro sofferto e criticato sia da un punto di vista della correttezza linguistica, sia su quello della costruzione narrativa.

    Conosciamo le reazioni improntate all'umiltà e all'insicurezza dell'autore triestino, quello che non conosciamo (e che non potevamo conoscere) è la risolutezza e la decisione con cui Svevo respinge al mittente (ovvero l'autore incaricato di rivedere il testo) il suggerimento di rimettere mano all'ultimo capitolo, giudicato senza logica. Merito di una lettera inedita del 15 febbraio 1923 scritta da Svevo e ritrovata da Beatrice Stasi, che insegna letteratura italiana all'università del Salento.

     
    
    					

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