Friuli Venezia Giulia
    07 Maggio 2021 Aggiornato alle 12:41
    Cronaca

    Dubbi e sospetti sullo scoppio mortale di via del Ponzanino a Trieste

    Nell'incidente è morto Luca Lardieri (35 anni), mentre una donna, che abita nell'appartamento adiacente, è rimasta ferita in modo non grave
    di Elisabetta Zaccolo

    Una sostanza infiammabile probabilmente usata nel bricolage innescata da una scintilla sarebbe all'origine dell'esplosione e del rogo che hanno distrutto parte dell'abitazione e del corpo del 35enne Luca Lardieri. E' quanto emerso dai sopralluoghi della polizia scientifica e dei vigili del fuoco andati avanti anche a pasquetta nell'appartamento della vittima in via del Pozanino a Trieste.

    Molti i punti oscuri nella vicenda ancora da chiarire. Gli inquirenti non eslcudono alcuna ipotesi nemmeno quella che non sia stato lo scoppio ad uccidere il 35enne e che possa esserci il coinvolgimento di altre persone. Al vaglio la testimonianza resa da una vicina di casa che avrebbe notato uno strano via vai dall'appartamento prima della deflagrazione. L'autopsia affidata al medico legale Costantinides che ha già compiuto una prima ispezione nella abitazione del giovane potrà dare risposte.

    Da quanto si è appreso in quella casa Lardieri con problemi mentali e di tossicodipendenza viveva da solo, in una situazione di profondo degrado nonostante fosse seguito dai servizi dell'Asugi ,che  sul caso mantengono stretto riserbo, ed avesse un avvocato come amministratore di sostegno. I suoi familiari vivono tra l'Emilia Romagna e la Lombardia e in città gli era rimasto solo uno zio che pare non se ne occupasse. 

    Una delle tante situazioni che abbiamo a Trieste e per le quali in assenza di interdizione non possiamo fare più di tanto, commenta l'assessore ai servizi del comune Grilli non senza rimarcare quanto sia estremamente difficile intervenire in casi come questo oltre alla necessità di una norma più stringente che consenta di farlo prima che accada il peggio.

    Quello che gli inquirenti si ritrovano sempre più spesso ad affrontare, afferma il procuratore capo di Trieste De Nicolo che dichiara di non essere stupito del degrado nel quale Lardieri viveva poichè a suo avviso è la conseguenza della frammentazione e del mancato coordinamento dei tanti enti che devono occuparsi di questi casi di marginalità.

     
    
    					

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