Friuli Venezia Giulia
    12 Giugno 2021 Aggiornato alle 23:01
    Economia & Lavoro

    Filiera corta: il cinghiale dalla campagna alla tavola

    Medea, una soluzione al problema dei devastanti ungulati: un laboratorio per trattare la selvaggina, e pace fatta fra cacciatori e agricoltori
    di Maurizio Mervar

    La valorizzazione dei prodotti della carne di selvaggina selvatica in un ambito di filiera corta a km zero è l'obiettivo del progetto agroalimentare presentato oggi a Medea. Un nuovo laboratorio artigianale potrà trattare la cacciagione e in particolare la carne di cinghiale, animale che negli ultimi anni sta causando danni enormi alle coltivazioni.
     
    Un primo passo per dimostrare che il problema ormai devastante di questi ungulati può essere affrontato anche da una comunità territoriale. Il coraggio dell'imprenditore agricolo Giovanni Mucchiut è quello dei pionieri: aprire a Medea un laboratorio per il trattamento delle carni di selvaggina selvatica rispettando le severissime norme in materia igienico sanitaria. Si tratta del primo esperimento in Friuli Venezia Giulia.
    Con il nuovo laboratorio si ricompone anche una frattura tra agricoltori e cacciatori che ora possono tornare a lavorare per un obiettivo comune al servizio della collettività.
    L'iniziativa ha trovato la collaborazione del Dipartimento di igiene degli alimenti dell'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina.

    Nel servizio le voci dell'imprenditore agricolo Giovanni Mucchiut, di Marco Menon (riserva di caccia di Medea) e di Pietro Scaramuzza (veterinario dell'Asugi).
    
    					

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