Friuli Venezia Giulia
    27 Settembre 2021 Aggiornato alle 19:00
    Spettacolo

    A Trieste una "Vedova Allegra" tutta nuova

    Una produzione attuale e ricca di contaminazioni - nel rispetto della partitura - di uno dei capolavori dell'operetta
    di Francesca Vigori

    Una ventata di aria fresca in questa estate di tiepido allentamento delle misure anti Covid tra i velluti del teatro Verdi di Trieste.
    La vedova allegra di Lehàr, amatissima dal pubblico triestino, torna sulle scene a rendere frizzante il cartellone della fondazione lirica. 

    C'è un po' di tutto, in questa produzione del Verdi firmata dal triestino Oscar Cecchi, compreso un raffinatissimo omaggio a Von Suppè da parte dell'orchestra diretta da Christopher Franklin al posto dell'intervallo tra secondo e terzo atto, e addirittura una contaminazione dal lago dei cigni, riferimento, questo, al corpo di ballo dell'opera di Leopoli che partecipa a questo spettacolo dopo aver chiuso le repliche del capolavoro di Ciaikovskij, proprio al Verdi. E poi il cast, dalla friulana Giulia della Peruta, nelle vesti di Valencienne, all'incantevole vedova, Valentina Mastrangelo

    Nel copione, che come si sa, nell'operetta è aperto, anche l'inserimento di un politicamente corretto "è scabroso i maschi studiar" accanto alla più celebre scabrosità al femminile. 

    Applaudito il conte Dànilo, Gianluca Terranova, e il Camille de Rossillon interpretato da Oreste Cosimo. E poi la riuscitissima performance di Andrea Binetti, Njegus pieno di verve e doti sceniche unite ad una bella voce baritonale, il comico perfetto sia attore che professionista del canto.

    La Vedova Allegra replica al verdi di Trieste fino al 27 luglio



     
    
    					

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