Friuli Venezia Giulia
    06 Luglio 2022 Aggiornato alle 19:31
    Salute

    Scuola, i dissidenti del green pass

    A lezioni non ancora iniziate, più un centinaio di dipendenti ha presentato una diffida contro l'obbligo del certificato verde
    di Antonio Di Bartolomeo

    Prima che la scuola riparta, c'è già la prima diffida contro l'obbligo del certificato verde per il personale stabilito dal decreto legge 111. E' stata presentata nei giorni scorsi dall'avvocato Mitja Ozbic in rappresentanza di 116 dipendenti della scuola, che lo hanno contattato perché contrari alla normativa che di fatto prevede tamponi a proprie spese frequenti in caso di mancata vaccinazione o recente guarigione. Si tratta, spega Ozbic, di un numero provvisorio. I 116 assistiti sono di lingua slovena, anche se alcuni lavorano anche per scuole di lingua italiana nei territori di Trieste, Gorizia e Udine. I numeri sono, dunque, destinati a crescere. Sono pronti a unirsi al gruppo, per esempio, alcuni dipendenti degli asili di trieste.

    La lettera invita le scuole a non applicare il decreto legge. Si prefigurano possibili violazioni penali, facendo appello alla normativa europea. C'è una norma di legge che dev'essere rispettata da tutti, chiarisce la direttrice dell'ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame. A oggi ci sono ancora dubbi sulle modalità di controllo della validità del green pass, dal momento che il datore di lavoro non può sapere se il proprio dipendente è vaccinato o ha solo un tampone negativo, aggiunge. Anche per questo motivo non si sa quanti siano gli addetti della scuola non vaccinati, anche se la regione sta facendo una ricognizione in merito. I primi nodi potrebbero venire al pettine presto, già con il previsto ritorno del personale amministrativo a scuola la settimana prossima. A quel punto dovrebbero scattare le prime sospensioni dal lavoro, provvedimenti che saranno sicuramente impugnati davanti a un giudice, anticipa l'avvocato Ozbic. Ricorsi simili sono già stati ricevuti da diversi tribunali italiani da parte del personale della sanità, per cui l'obbligo vige da diversi mesi. Ad oggi, da quello che pubblicamente si sa, sono stati tutti respinti.
    
    					

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