Lavoro, uno su tre fermo 12 mesi nell'anno nero della pandemia

Focus dell'Ires sul 2020, fra covid e lockdown: nel settore privato il 36 per cento dei dipendenti non ha percepito retribuzione. Giornate lavorative cresciute in servizi di assistenza sociale e ditte farmaceutiche

La precarizzazione del lavoro è uno degli effetti della pandemia che si sono presentati nel 2020. L'indagine di Ires Fvg su dati Inps prende in esame il lavoro nel settore privato (esclusa l'agricoltura) nel 2020 e fa un raffronto con il 2019, vale a dire prima del virus e nell'anno del lockdown.

Un dato è chiarissimo: i lavoratori dipendenti impegnati con continuità durante tutto l'anno sono scesi dal 60,7 al 36,5 per cento del totale. Questo dato include i molti lavoratori che hanno beneficiato degli ammortizzatori sociali (tipo cassa integrazione covid), ma significa che solo poco più di un terzo dei lavoratori dipendenti del settore privato ha svolto regolare attività (e quindi percepito lo stipendio) per tutto l'anno. Per fortuna gli ultimi indicatori fotografano un'economia in ripresa. 

Secondo l'elaborazione Ires, l'occupazione a tempo determinato è stata maggiormente penalizzata nei contratti a termine, e in particolare nel commercio e servizi.

La diminuzione delle giornate retribuite tra 2019 e 2020 segna un - 31 per cento nella ristorazione, -27 per cento negli alberghi e - 7 per cento nel commercio al dettaglio.

Per contro ci sono settori che nello stesso periodo hanno incrementato le giornate retribuite: servizi di assistenza sociale e residenziale, fabbricazione di prodotto farmaceutici.

Altro dato confortante: la variazione del numero di dipendenti In Friuli Venezia Giulia è stata del 4 per cento, la più bassa in Italia. Così come la diminuzione delle giornate retribuite nel settore privato, 8 per cento,  contro la media nazionale del 10,6.