Friuli Venezia Giulia
    12 Agosto 2022 Aggiornato alle 22:00
    Ambiente

    In Val Rosandra il torrente è ridotto a un rigagnolo

    Luca Zini (UniTs): "A marzo già un minimo storico nei livelli, poi questa estate eccezionale". E a monte l'impatto del raddoppio ferroviario
    di Lorenzo Gherlinzoni

    Cambiamento climatico e attività dell'uomo impattano sul fragile ecosistema del Carso. Ne è un esempio la Val Rosandra, una volta ricca d'acqua e da almeno un anno ormai sempre più secca, col torrente ridotto a poco più di un rigagnolo e poche pozzanghere qua e là, e le falde acquifere ai minimi storici. E' un effetto della grande siccità, che asseta il bosco al confine estremo d'Italia.

    Sentiamo Luca Zini, che insegna geomorfologia e geologia all'università di Trieste: "Siamo ai minimi storici. Già a marzo abbiamo avuto un picco minimo nei livelli, e vi si è sommata questa situazione eccezionale"

    Ma non è solo la grande sete a mettere in pericolo quest'area. Sopra la Val Rosandra, in Slovenia, ci sono i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia. Un percorso in gran parte interrato, che alcuni temono possa impattare pesantemente sul sistema di cavità carsiche e delle acque che vi scorrono. Ma è davvero così? "Le perforazioni non porteranno via l'acqua alla Val Rosandra direttamente, ma più ci si avvicina alle falde e minore è la protezione che è data dalle rocce e dal suolo. Quindi qualsiasi attività potrebbe portare a un impatto. Sul versante italiano è importante continuare a monitorare".
    
    					

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