Nessuna manifestazione pro-Palestina. Lo stop è arrivato dalla Questura di Roma che ha deciso di vietare due iniziative organizzate nella Capitale il 5 ottobre, a due giorni dal primo anniversario dell'attacco di Hamas contro Israele e della successiva guerra contro Gaza. Il provvedimento è stato notificato ai gruppi filo-palestinesi promotori dei cortei alla luce delle preoccupazioni per l'ordine pubblico registrate in questi giorni. Non a caso la questione è stata discussa anche al Viminale nel corso del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal ministro dell'Interno Piantedosi. Dagli approfondimenti svolti con i vertici delle forze di polizia e dell'intelligence la conferma dell'orientamento verso il divieto delle manifestazioni, considerate a rischio in quanto possibile obiettivo di frange antisemite. Il rischio che le iniziative si trasformassero in occasione per inneggiare all'eccidio del 7 ottobre era corso anche in Rete, dove sono rimbalzati proclami e annunci che avevano fatto temere la possibilità di disordini e scontri di piazza. Tra questi, quello di un corteo organizzato dai gruppi Giovani palestinesi d'Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia, Unione democratica arabo palestinese, Comunità palestinese d'Italia: "Il 7 ottobre è la data di una rivoluzione", la frase finita nel mirino. Da qui il sollecito di tanti, dalla Comunità ebraica ad esponenti del centrodestra a vietare la manifestazione. “Ci siamo contraddistinti per aver consentito ogni manifestazione dell ibero pensiero - aveva ricordato pochi giorni fa il ministro Piantedosi - ma stiamo riflettendo sul fatto di autorizzare la celebrazione di un eccidio”.
Stop alle manifestazioni pro-Palestina del 5 ottobre
La decisione della Questura di Roma arriva alla luce delle preoccupazioni per l'ordine pubblico registrate in questi giorni. Il timore è che le iniziative si trasformassero in occasioni per inneggiare all'eccidio del 7 ottobre
Questura di Roma