Sette anni dopo la morte di Noemi Carrozza, la campionessa di nuoto sincronizzato 21enne morta sulla via Cristoforo Colombo, a Roma, dopo essersi scontrata col suo scooter contro un albero, la Procura della capitale ha chiesto il rinvio a giudizio per tre dirigenti del Simu, il Dipartimento Sviluppo infrastrutture manutenzione urbana del Campidoglio.
L’accusa è di omicidio stradale, perché non avrebbero fatto installare un guardrail intorno al leccio contro cui la giovane, la sera del 15 giugno del 2018, ha sbattuto dopo aver perso il controllo del motorino, con cui andava al di sotto del limite di velocità previsto in quel tratto di strada. Mercoledì si terrà l’udienza preliminare e sul banco degli imputati siederanno il direttore del Simu dell’epoca e due dirigenti apicali del dipartimento.
La decisione del Pm giunge a seguito di un lungo e tormentato percorso giudiziario. La richiesta di rinvio a giudizio viene infatti dopo due richieste di archiviazione, entrambe respinte dal Gip per l’opposizione del padre e la madre di Noemi, rappresentati dagli avvocati Emiliano Natoli e Filomena Trani.