Il servizio di Valentina Fenu
I due punti vendita sono quelli allestiti dopo il terremoto di dieci anni fa. Piccole strutture una ad Amatrice, all'interno del centro commerciale di Viale don Minozzi, l'altra nel comune di Antrodoco.
Anche questi supermercati, come gli altri colpiti dall'ondata di attacchi informatici che ha causato danni in tutta Europa, hanno un sistema telematico per la gestione e il monitoraggio a distanza degli impianti di refrigerazione dei cibi.
Le temperature sono regolabili da remoto e ogni malfunzionamento ai frigoriferi dovrebbe essere segnalato con una email di allerta.
Ma questa volta la mail non sarebbe arrivata e la mattina, all'apertura dei negozi, gli impiegati hanno trovato i frigoriferi caldi e chili di cibo da buttare.
In queste ore, oltre ai controlli sui sistemi informatici, i due punti vendita stanno intervenendo sui motori dei frigoriferi per ripristinarne il pieno funzionamento.
A Roma, lo stop ai frigoriferi durato almeno sei ore, è costato 500mila euro per il cibo buttato da una catena di supermercati.
Il punto debole sarebbe rappresentato dall'uso di sistemi obsoleti per la gestione telematica dei frigoriferi. Intanto si starebbe indagando sulle rivendicazioni postate sui social da due gruppi di hacker: Noname057 e Z-Pentest.