"Le parole dell'odio. Gli ebrei romani venduti ai nazisti"

Tanti delatori furono semplici cittadini, amici, vicini di pianerottolo, portinai, commercianti sotto casa, mossi da invida, opportunismo, denaro e antisemitismo. La mostra è aperta fino al 15 Febbraio alla Casina dei Vallati, a Portico d'Ottavia

Italiani.
Italiani, quelli che hanno aiutato gli ebrei - anch'essi italiani - a salvarsi dalle persecuzioni di fascisti e nazisti.
Italiani coloro che li hanno denunciati, i delatori, rendendo possibile la deportazione.

La mostra realizzata dalla Comunità Ebraica di Roma e dalla Fondazione Museo della Shoah, "Le parole dell’odio. Gli ebrei romani venduti ai nazisti”, alla Casina dei Vallati (aperta fino al 15 febbraio), racconta questa vergognosa e dolorosa storia, mettendo gli uni di fronte agli altri.

Da Roma furono deportate più di 2000 persone. Tornarono dai campi di sterminio solo in 100.
La Comunità ebraica di Roma ha ricostruito pochi anni fa la lista nera di chi ha venduto gli ebrei. In pochi hanno pagato. 

La memoria si coltiva con la conoscenza. La delazione non è nata dal nulla.

L'antisemitismo e l'antigiudaismo non sono una distorsione della nostra cultura ma – fa capire questa mostra - uno dei fondamenti su cui è stata costruita.
Non è un caso se dobbiamo farci i conti ancora oggi.

Nel servizio di Claudio Vedovati le interviste a Giorgia Calò e Amedeo Osti Guerrazzi, curatori della mostra.