Ponte Morandi: l’avvocatura dello Stato chiede 250 milioni per le spese sostenute per l’emergenza

Oggi in aula è il giorno delle parti civili, dopo la lunga requisitoria della procura

Un costo immenso, quello per la gestione dell'emergenza seguita dal crollo del ponte Morandi, il 14 agosto 2018. Una cifra che l'avvocatura dello Stato quantifica in oltre 250 milioni di euro. 191 destinati al ministero delle Infrastrutture, 66 alla presidenza del Consiglio. Se i 57 imputati a processo verranno condannati, toccherà a loro risarcirla, mentre Autostrade e la controllata Spea sono già uscite dal procedimento patteggiando un risarcimento da 25 milioni. L'arringa è affidata agli avvocati dello Stato Giorgio Lembeck e Maria Chiara Ghia che precisano: questa cifra è solo una parte dei danni patrimoniali patiti dallo Stato. Poi c'è ancora da quantificare il danno per la perdita del viadotto Polcevera - che era bene demaniale - e per le risorse impiegate per sopperire al disastro. In caso di condanna, sarà decisa in giudizio civile. Così come in quella sede si dovranno valutare i danni non patrimoniali, come quello d'immagine. La stessa richiesta arriva dalle altre parti civili istituzionali, Regione Liguria e Comune di Genova. Per l'avvocata Alessandra Mereu è una ferita ancora non rimarginata. Del crollo si parlò in tutto il mondo, dice, mentre furono tantissime le conseguenze per la viabilità, l'assistenza agli sfollati, il pagamento delle spese funebri, il lavoro immane delle istituzioni per i cittadini.

A rappresentare a processo alcuni dei cittadini colpiti più duramente è l'avvocato Luca Cesareo, che ha ricordato come "andare a lavorare, fare la spesa, andare a scuola, fare una visita medica fossero  diventate imprese titaniche per chi ha avuto la sventura di trovarsi subito dopo il confine della zona rossa". Di "immagine daneggiata per sempre dell'Italia" parlano anche i legali dell'avvocatura dello Stato. Che citano l'economista Adam Smith. Nel 1700 scriveva: "I pedaggi delle strade non possono essere affidati a privati, poiché potrebbero trascurare la manutenzione. Vanno invece amministrati da commissari e fiduciari". In questo caso, è l'affondo, quella fiducia è stata tradita.