14 maggio. Giorno dell'immersione. Monica Montefalcone era formalmente in servizio per l'Università di Genova. Non in riposo, permesso o ferie. E' quanto emergerebbe dall'indagine della procura di Roma, con l'accusa di omicidio colposo per ora a carico di ignoti per la morte della docente genovese, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino, del neolaureato Federico Gualtieri e della guida Gianluca Benedetti.
Quando i corpi non erano nemmeno stati recuperati, in una nota l'ateneo di via Balbi aveva detto che le attività di immersione erano vietate dall'Università e che quindi quel giorno i cinque sub erano lì a titolo personale. Se fosse confermato che la docente era però in servizio è un elemento che potrebbe avere un peso nell'indagine. E c'è un altro punto da chiarire: "L'università non poteva non sapere delle immersioni, perché ne godeva anche economicamente, visto che otteneva fondi da enti privati per finanziare contratti e attività", dice Alessandro Albert, uno dei legali che assiste Giorgio Sommacal, marito di Montefalcone a padre di Giorgia.
L'indagine cercherà di capire quanto l'ateneo sapesse di quelle immersioni, almeno in teoria vietate. Per questo saranno passate al setaccio le email tra la professoressa e i suoi colleghi. Gli avvocati di Sommacal, che stanno valutando gli estremi per una richiesta danni, sostengono anche che l'ateneo non abbia fatto una formale denuncia di infortunio sul lavoro. Tutti elementi da accertare, mentre l'Università ha alzato un muro di silenzio su tutta la vicenda. L'altra partita, quella sulle attrezzature e le autorizzazioni, riguarda il tour operator che ha organizzato l'immersione. Diversi docenti e tecnici sono già stati sentiti dalla procura come persone informate sui fatti.