Liguria
    22 Ottobre 2021 Aggiornato alle 18:59
    Cronaca

    8 ottobre: la grande alluvione di Genova

    Preceduta, il giorno prima, dall'esondazione del Leira, arriva la violenta piena del Bisagno. Devastazione e vittime a Marassi e Quezzi, crolla il Ponte di Sant'Agata
    di Alfredo Provenzali

    L'alluvione cominciò nel pomeriggio del 7 ottobre del 1970. Come un baco che intacca la mela dall'esterno, sferrò il suo primo attacco a Voltri, riversando nel torrente Leira un micidiale carico di acqua. Un carico esplosivo, tale da produrre più danni, lutti e lacrime di un bombardamento di guerra: quella guerra terminata un quarto di secolo prima.
    Il giorno dopo fu la volta di Genova. Il cielo trasferì al Polcevera ed al Bisagno i fulmini, le saette che dovevano incenerire una città intera, metterla a terra, distruggerla nei suoi beni materiali e nei suoi affetti. Dall'alto cadevano valanghe di pioggia; in superficie ogni strada era diventata un vorticoso torrente; sotto terra saltavano i tombini come mine calpestate da un esercito invasore. E Genova diventò una landa di desolazione.
    Oltre 100 miliardi di danni, 28 le vittime: quelle ufficiali, quelle che persero la vita subito, travolte dalle acque. La città intanto era isolata, con le vie di comunicazione stradali e ferroviarie interrotte. Milano era diventata improvvisamente distante quanto New York.
    Genova, se voleva risollevarsi, doveva farlo da sola, come tante altre volte era accaduto nella storia.
    Ed ecco allora spuntare Balilla, un ignoto Giovan Battista Perasso del nostro secolo che tolse il primo sasso da uno scantinato allagato e lo getto fuori, tra i rifiuti. E dopo lui un secondo, un terzo, mille, diecimila Balilla. Che l'inse? Eh sì: divennero così i giovani, i ventenni con la tuta da lavoro, gli studentelli, i figli di papà col golfino di cachemire, tutti assieme - gomito contro gomito - i protagonisti della riscossa della città.
    E fu così che Genova si scoprì improvvisamente superba: superba della sua storia, delle sue tradizioni, della sua gente. L'alluvione non l'aveva piegata: l'aveva duramente colpita, ma le aveva concesso il privilegio di scoprire l'animo più vero della sua gente più vera.
    Chissà cosa ricordano dell'esperienza di allora i quarantenni di oggi, quelli che furono nell'ottobre del 1970 i ventenni protagonisti di quelle indimenticabili giornate.
    A loro, soprattutto a loro che le hanno vissute, dedichiamo queste immagini. Un piccolo contributo, a ricordare: a ricordare che siamo stati anche così, e che siamo riusciti a ripulirci dal fango, riscoprendo l'orgoglio di essere figli della Superba. Superbamente genovesi.

    L'alluvione del 1970 ricordata a ventitré anni di distanza (quando un altro evento alluvionale, il 23 settembre 1993, provoca cinque morti in Val Varenna), in un servizio di Alfredo Provenzali per il Tg regionale. 

     
    
    					

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