Liguria
    03 Dicembre 2021 Aggiornato alle 22:35
    Società

    2 novembre: il giorno dei morti a Staglieno

    La commemorazione dei defunti, trent'anni fa, nel celebre cimitero monumentale di Genova, tra il caro crisantemi e le tante storie custodite in questi luoghi
    di Valentina Gregori

    Staglieno è uno dei cimiteri monumentali più belli d'Europa, e il maggiore luogo di sepoltura di Genova.
    Riproponiamo due servizi del telegiornale regionale che ce lo mostrano com'era una trentina di anni fa, in occasione della Commemorazione dei Defunti.
    Nel 1988, il più grande cimitero di Genova è fiorito. Tradizionali crisantemi, ma anche garofani e rose sono stati portati in dono dalle migliaia di genovesi, ma non solo, che si sono recati al camposanto. E chi solo all'ultimo ha deciso di portare un fiore sulla tomba del parente o dell'amico scomparso ha dovuto fare i conti con il caro crisantemi: i più belli costano dalle 3 alle 5mila lire l'uno.
    Il 2 novembre del 1993, nel boschetto dei Mille, il sacrario di Giuseppe Mazzini è aperto: c'è una corona d'alloro e una donna anziana che viene a portar fiori una volta all'anno. Passa solo qualche curioso. Ma, sotto, il campo è pieno di fiori: un mare di fiori sopra la terra pressata, tumulo provvisorio di chi è arrivato qui solo da qualche mese.
    Sotto la rampa a ponente, c'è il casco di bronzo di Luca Pisotti: un casco da football americano. Luca giocava negli Squali, è morto a 23 anni in un incidente di moto.
    Il campo dei partigiani è cento metri più in là. "Mani in alto", René, Bergamasco, Furia, Paolino, Leone sono ancora in formazione compatta, come in Valtrebbia nel '44. C'è anche Livio Maggi, morto ragazzo: si era dato il nome di Gim Star, come nei fumetti. 
    Caterina Campodonico la conoscono tutti: è qui dal 1881, trent'anni dopo che Staglieno fu costruito. È la vecchina dei canestrelli. L'ha scolpita Lorenzo Orengo; l'ha pagata lei con i suoi risparmi. Ci sono dei fiori perché appartiene alla gente.
    Nella galleria, c'è la storia delle famiglie grandi della città, con le statue della rappresentazione della morte. Quelle che hanno reso famoso Staglieno, dove le sepolture - in 140 anni - sono state 600mila.
     
    
    					

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