Liguria
    28 Maggio 2022 Aggiornato alle 12:36
    Economia & Lavoro

    Porti chiusi alle navi russe. "Pochi effetti sul commercio"

    Luca Becce, presidente di Assiterminal: "Impatti commerciali poco significativi, preoccupa di più l'aumento dell'energia"
    di Simone Gorla

    Porti chiusi alle navi russe: il divieto è in vigore dal giorno di Pasqua, ma da Genova l'ultima nave battente bandiera di Mosca era partita già due settimane fa. La misura fa parte del pacchetti di sanzioni introdotte a livello europeo dallo scorso 8 aprile. 

    Non possono approdare, né gettare l'ancora in rada, navi passeggeri e da carico oltre le 500 tonnellate di stazza lorda. Poche le eccezioni, tra cui il trasporto di aiuti umanitari ed energia. E gli effetti economici preoccupano proprio dal lato dei costi energetici, più che da quello degli scambi commerciali.

    Se è  vero che l'export italiano verso la Russia valeva nel 2021 oltre 7 miliardi di euro - grazie a prodotti di lusso, arredo e alimentare - queste merci viaggiano verso Mosca soprattutto su gomma o treno.

    Il traffico via mare tra Italia e Russia sposta alcune decine di migliaia di container l'anno, soprattutto dall'Adriatico. Su quasi 500 milioni di tonnellate di merce movimentata nei porti italiani, meno di 40 riguardano lo scambio con l'ex Unione Sovietica.

    Dalla Russia, anche via mare, arrivano soprattutto prodotti petroliferi, carbone e acciaio. Ma la chiusura dei porti non vale per i beni energetici. Che continueranno ad arrivare, embargo permettendo. 

    Nel servizio le interviste a Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto e a Luca Becce, presidente di Assiterminal. 

     
    
    					

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