Liguria
    04 Luglio 2022 Aggiornato alle 23:14
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    7 giugno: nasce "Il Lavoro"

    Nel 1903 il giornale è espressione dei carbonai del porto di Genova: lo dirige uno dei fondatori del socialismo italiano. Tra i direttori avrà anche Pertini
    di Valentina Gregori

    Il quotidiano Il Lavoro vede la luce il 7 giugno 1903, grazie a un'unione tra Leghe, Mutue e Cooperative liguri. È un "giornale con le mani sporche", ma soltanto di carbone: rappresenta infatti i 2500 carbunin, i carbonai del porto di Genova, e il loro impegno civile. È un'epoca in cui il carbone muove tutto e costituisce, da solo, la metà del traffico delle merci in porto. 
    Giuseppe Canepa, socialista riformista, dirige Il Lavoro dal 1903 al '38, trentacinque anni in cui il quotidiano raggiunge una diffusione di oltre centomila copie. Nativo di Diano Marina, Canepa è uno dei padri fondatori del socialismo italiano: avvocato, quindi borghese come Turati, si vota fin da giovane alla causa del proletariato, ed è uno dei primi parlamentari socialisti. Segue la strada di Bissolati, che si stacca dal Partito Socialista italiano fin dai tempi della Guerra di Libia e poi dell'intervento nella Grande Guerra. Quando il fascismo ha il definitivo sopravvento, Canepa lo combatte nelle fila del partito socialista clandestino. Muore, a 83 anni, nel 1948.
    La sede del Lavoro è in Salita Dinegro: quando la rotativa gira, trema tutto il palazzo. Passa di qui Giovanni Ansaldo, antifascista fino al 1935. Il regime non farà mai chiudere il giornale.
    Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1947 alla direzione arriva Sandro Pertini, che vi resterà fino al '68 (nel servizio lo sentiamo durante la visita che fece alla redazione da presidente della Repubblica, nel 1983).
    Il giornale è interamente della Federazione socialista, ma la presenza troppo forte del partito riduce la sua capacità di restare al passo coi tempi: negli anni Settanta Il Secolo XIX cresce e Il Lavoro, di contro, sfiorisce. Il 1° maggio del '76 il senatore Francesco Fossa è costretto a licenziare tutti, perché il giornale fallisce. Ma giornalisti e tipografi, in cooperativa, riescono a salvare la testata. Arriva Rizzoli, che paga i debiti del Psi, mentre il giornale comincia ad allontanarsi dalla linea socialista. Nell'82 lo compra Cesare Lanza, nell'86 lo salvano un gruppo di genovesi, che saldano i debiti ma lo portano via dalla vecchia sede e lo spostano in periferia: dopo 84 anni, la redazione si trasferisce in un palazzo in via Donghi 36, dove un tempo c'era una piccola fabbrica tessile, e il giornale cambia formato, diventando tabloid
    Il 22 settembre 1992, Il Lavoro cessa di esistere come testata autonoma: viene inglobato dalla Repubblica, grosso gruppo editoriale che regge la concorrenza dei tempi, e ne costituisce da allora l'inserto genovese.
     
    
    					

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