Il commissario alla peste suina: "Senza abbattimenti le reti non servono"

Dopo i recenti casi a Sassello e Mioglia si temono sconfinamenti del virus nel Cuneese. Angelo Ferrari chiede più tempo, risorse e coordinamento in campo

Sensibilizzare attraverso i colloqui con le istituzioni e in ultima istanza trovare nuovi soldi per portare avanti la battaglia contro la peste suina. Il commissario straordinario all'emergenza, Angelo Ferrari, ha fatto il punto con il prefetto di Savona, Enrico Gullotti (nel video l'intervista ad Angelo Ferrari e la testimonianza di un macellaio Giovanni Giacobbe)

Dopo i casi a Sassello e a Mioglia - nel Savonese - c’è preoccupazione per le conseguenze che potrebbero arrivare da uno sconfinamento della pandemia in provincia di Cuneo, dove a differenza della Liguria allevamenti suini sono presenti con numeri massicci. 

Facile immaginare il disastro per questo ramo dell’economia se la peste suina arrivasse fin li. Il virus tra l’altro d’inverno viaggia molto, agevolato dalle temperature basse e in questo momento anche al fatto che rispetto a qualche mese fa la tematica è meno presente a livello mediatico. Tenere alta la guardia, questo è il bagaglio con il quale si muove tra mille difficoltà il commissario. In Prefettura ha ricevuto le garanzie per una sinergia sempre più estesa. Come sempre più estese sono le recinzioni tra Liguria e Piemonte per ridurre gli spostamenti dei cinghiali, ben oltre cento chilometri, che da sole però servono fino a un certo punto; l’altra arma a disposizione è l’abbattimento dei capi

Uno spiraglio arriva dal Lazio, dove la malattia è pressoché sotto controllo applicando queste due misure drastiche, ma va detto che i numeri e l’estensione della zona colpita sono ben più vasti tra Liguria e Piemonte.