Ottant’anni di Liberazione: dai ribelli della montagna ai partigiani di città
La val Cichero, nell'entroterra rurale del Tigullio, accolse i combattenti. Che si dotarono anche di un codice
Disseminati in tutta la val Cichero, nell'entroterra del Tigullio, ci sono lapidi, targhe e cippi. Raccontano la storia di una valle che dopo l'8 settembre 1943 diventò protagonista di una tenace Resistenza. Dopo l'armistizio, è a Lavagna che un primo gruppo di resistenti decide che è arrivato il momento di organizzarsi in montagna.
È un gruppo composito quello che darà vita alla Brigata poi Divisione Garibaldi Cichero. C'è il leggendario Aldo Gastaldi “Bisagno”, fervente cattolico, ci sono Giovanni Battista Canepa “Marzo” e Giovanni Serbandini “Bini”, comunisti.
All'inizio non hanno fucili e munizioni, la lotta armata arriverà nella primavera del 1944. I contadini li hanno accolti e li proteggono.
I partigiani della Divisione Cichero cantano per passare l'inverno e si danno anche una serie di regole non scritte, il Codice di Cichero.
La repressione nazifascista sarà feroce. Fucilazioni e rastrellamenti, nel luglio del '44 Villa Grande di Cichero su ordine di Vito Spiotta verrà data alle fiamme, chiesa compresa. Non si contano ovunque gli eccidi. Benedicta, Turchino, Cravasco.
Una ferocia che si manifesta anche in città. A Genova dopo gli scioperi dell'inverno del 1943, la repressione è spietata. Vengono colpite le squadre e i gruppi di azione patriottica, ma anche gli operai. Ci sono stragi vili come quella del panino e della mela. Nel gennaio 1945 a undici partigiani detenuti viene promessa la libertà. Vengono portati vicino casa, in tasca un panino e una mela a sancire la messinscena, Vengono tutti freddati con un colpo alla schiena e abbandonati per strada. Tra di loro c'è Giuseppe Spataro, un amico di vecchia data di Giordano Bruschi, nome di battaglia “Giotto”.
Bruschi è cresciuto in una famiglia antifascista, quando inizia la Resistenza è ancora molto giovane. Si unisce ai partigiani, il suo è un lavoro da staffetta, passa le informazioni, fa propaganda.
Il 30 aprile del 1944 entra anche lui in azione. Gli viene data una borsa carica di tritolo da portare a Ilio Barontini, nome di battaglia “Dario”. Il giorno dopo verrà fatto un attentato al traliccio della luce sul ponte di Cornigliano.
Nel servizio le interviste a Matteo Brugnoli, presidente Anpi Lavagna e Valli, Mino Ronzitti, presidente Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e a Giordano Bruschi.