Il rapporto di Cittadinanzattiva mostra un incremento dei prezzi del 4,2%

Acqua sprecata e bollette alle stelle, nelle Marche la provincia dove si paga di più è Pesaro

Le perdite idriche comunali comunali sono al 31%, quelle provinciali addirittura al 34,3%. Intanto salgono le tariffe: fra Macerata e Pesaro la differenza è di quasi 200 euro l'anno

Acqua sprecata e bollette alle stelle, nelle Marche la provincia dove si paga di più è Pesaro
Fatih Turan
Giornata mondiale dell'acqua

Acqua sempre più cara. E con un livello di perdite sulla rete inaccettabile. E' la fotografia che scatta Cittadinanzattiva in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che si celebra il 22 marzo. Nelle Marche, in particolare, una famiglia di tre persone ha visto la bolletta aumentare del 4,2% nell'ultimo anno con una media di 566 euro l'anno. Si tratta di 79 euro in più rispetto alla media italiana.

Le differenze di tariffa da provincia a provincia sono enormi e possono raggiungere il 40%. Si va dai 697 euro di Pesaro e Urbino ai 498€ di Macerata. In mezzo troviamo i 499 euro di Ascoli e Fermo e i 508 di Ancona. Cittadinanzattiva osserva che con un uso più consapevole e razionale di acqua - un consumo di 150 mc invece di 192 mc l’anno - una famiglia marchigiana risparmierebbe più di 140 euro.

 

Le bollette dell'acqua nelle Marche Cittadinanzattiva
Le bollette dell'acqua nelle Marche

Ma il problema dello spreco non riguarda solo le famiglie ma anche l'organizzazione della rete idrica. A livello nazionale va dispersa il 42% dell'acqua immessa, con evidenti differenze fra le singole regioni e anche fra i singoli capoluoghi della stessa Regione. Nelle Marche, a Pesaro si disperde il 40,6% della risorsa idrica, A Macerata solo il 9,8%., mentre ad Ancona il 31,3%. E si può osservare come le province con una perdita maggiore sono anche quelle con le tariffe più elevate.

Le perdite d'acqua nelle Marche Cittadinazattiva
Le perdite d'acqua nelle Marche

Nel resto d'Italia, la spesa media per la bolletta dell'acqua è di 487 euro, con un aumento del 5,5% rispetto al 2021. Aumenti in tutti i capoluoghi di provincia, ad eccezione di Forlì-Cesena che registra una piccola variazione all’ingiù dello 0,6%: l’incremento supera il 20% a Bolzano (+26,3%), Savona (+25,5%) e Trento (+21%); oltre il 10% in altri dodici capoluoghi, ossia Milano, Belluno, Sondrio, Como, Novara, Verbania, Chieti, Pescara, Pavia, Cremona, Catania, Messina. Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 883€ (in aumento del 4,2% rispetto al 2021), mentre Isernia conquista la palma di capoluogo più economico con 17 euro.

Le regioni centrali si contraddistinguono in media per le tariffe idriche più elevate (664 euro, +5,2% rispetto al 2021). In Toscana la spesa media per famiglia è più elevata (770 euro, +5,5%) e tutti i suoi capoluoghi di provincia, ad eccezione di Carrara, rientrano nella top ten delle città più care per l’acqua. Il Molise invece è la più economica, con una spesa media a famiglia di 181 euro. Il Trentino Alto Adige, che pure si conferma tra le regioni dove l’acqua costa meno, registra la variazione più cospicua rispetto all’anno precedente, +24,3%. Oltre che tra le regioni, evidenti differenze di spesa continuano ad esistere anche all'interno degli stessi territori. Ad esempio, nel Lazio, tra Frosinone e Rieti intercorre una differenza di 483 euro. Altri esempi di simile portata si possono riscontrare in Sicilia, Toscana, Lombardia, Liguria e Calabria.

Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, sottolinea che “se da un lato riteniamo indispensabile rafforzare gli strumenti a supporto delle fasce più deboli della popolazione, ampliando la platea degli aventi diritto al bonus sociale idrico e la diffusione dei bonus integrativi ancora previsti solo da un numero limitato di territori, dall’altro appare sempre più urgente la presa d’atto, da parte di tutti, degli elevati consumi e sprechi di acqua che avvengono nella quotidianità delle nostre azioni e porvi rimedio”. Si tratta di un tema che riguarda l'economia ma anche la salvaguardia ambientale. Inoltre “ancora più urgente è l’intervento sulle infrastrutture - prosegue Toto - per evitare la perdita di circa la metà dell’acqua immessa nelle tubature. A tal fine speriamo che un contributo possa venire dagli interventi cui sono state destinate le relative risorse del PNRR”.