Emma Dante porta in scena la solitudine

Nel suo spettacolo in anteprima regionale a Fano, la regista palermitana racconta la notte prima della festa dei morti di un vecchio che ha perso tutti i suoi familiari e vive solo con il loro ricordo

"Che nottata nera che mi aspetta... ho le campanelle nella testa". La prima battuta del vecchio, interpretato da Carmine Maringola, protagonista e interprete dell'unico personaggio vivente sul palco. 
Gli altri personaggi emergono dal buio della mente, dal nero della notte, dalle tenebre della morte.
Si apre così "il pupo di zucchero, la festa dei Morti" di Emma Dante, in scena al teatro della Fortuna di Fano, proprio alla vigilia del 2 novembre
La storia di una grande solitudine, quella del personaggio e quella dell'essere umano, destinato a perdere tutto, con il passare degli anni.

Tutti gli altri personaggi che animano la scena sono ricordi, morti resuscitati dalla rimembranza.

Mammina, una vecchia “dal core tremmolante”, il giovane padre disperso in mare, le sorelle Rosa, Primula e Viola "tre ciuri c'addorano 'e primmavera", Pedro dalla Spagna che si strugge d'amore per Viola, zio Antonio e zia Rita che “s'abboffavano 'e mazzate”, Pasqualino il figlio adottivo.

C'è la tradizione siciliana del pupo di zucchero, traslata in un ambiente partenopeo: Carmine Maringola recita in napoletano; c'è il mediterraneo: da Marsiglia da dove proviene la madre, che recita in francese, alla spagna di Pedro con le sue movenze da torero;  ci sono le danze incalzanti, i capelli sciolti, i canti, il rosario, gli abiti, realizzati dalla stessa regista, che rimandano al quel Sud, narrato nel 1636 ne il  "Cunto de li cunti" di Gianbattista Basile. 

Il grande tema, l'universale di quest'opera sta in quella condizione umana che vede la vita, con il passare degli anni come una catena infinita, riempirsi più di morti che di vivi, più di ricordi che di esperienze ancora da fare, più di passato che di futuro.

Tutto questo in una costante ricerca di equilibrio tra movimento e staticità tra silenzi e musica. La scelta è ricaduta su quelle, bellissime, di Ezio Bosso;
Tra ombre e luci, tra rappresentazione vivace della morte attraverso la memoria di corpi giovani e belli e quella spiazzante e al contempo liberatoria di corpi mummificati appesi per il collo. Defunti che hanno ricevuto con gli attori per tutte le cinque uscite della compagnia gli applausi del pubblico di un teatro al completo.