Il ritorno del duca Federico

Rientrate a Urbino le spoglie di Federico da Montefeltro. I resti, riesumati 22 anni fa, erano a Pisa per essere esaminati da un team dell'università. Ora la salma riposerà nel convento di San Bernardino

Poco è rimasto intatto in seicento anni di storia. Giusto qualche frammento del corpo dell'uomo che segnò radicalmente la storia delle Marche e quella del Rinascimento, dunque dell'arte italiana e mondiale. Federico Da Montefeltro. Per tre volte fu riesumato: 1824, 1938 e poi nel 2000. Ora, a ventidue anni di distanza da quell'ultima complessa operazione le spoglie del duca sono tornate a Urbino. E ora dell'uomo, al di là del personaggio, sappiamo di più grazie alla squadra dei paleopatologi dell'università di Pisa. Conosciamo il fisico con muscolatura atletica da condottiero, ma è accertato e confermato anche che soffrisse di gotta, al punto tale che la malattia gli impedì negli ultimi anni di andare a cavallo. Quando morì, il suo corpo fu imbalsamato e posto in una cassa di legno. si conservò relativamente bene fino al 1620, quando venne trasportato nella camera sepolcrale sotto il pavimento. Luogo umido che condizionò profondamente la conservazione. Mal tenuto il legno, pochi i reperti, frammisti - si legge nel resoconto - a brandelli di abiti. Ma gli studi hanno confermato l'identità. Il nome, il corpo di un duca che dopo essersi fatto conoscere ben oltre Urbino, aver fuso potere e arte, aver richiamato a sé alcuni dei pittori più importanti del Quattrocento, aver fatto di una piccola città una capitale dell'Europa di allora, voleva essere sepolto nella chiesa di San Bernardino. E lì tornerà