Parco marino del Piceno, il progetto che torna

L'idea era nata più di trent'anni fa. Dopo stop burocratici e politici, l'impegno di una piccola associazione che chiede di proteggere l'Adriatico. Sette sindaci hanno dato l'ok, e ora la competenza è del Ministero della transizione ecologica

Era il tempo delle mucillagini che infestavano il mare poco più di 30 anni fa. Da queste parti qualcuno cominciò a pensare all'Adriatico come a un ecosistema fragile. Nacque l'idea del Parco marino del Piceno che, dopo un primo via libera nel 2010, incontrò ostacoli e ostruzioni. Oggi qualcosa potrebbe cambiare perché al lavoro di una piccola associazione si aggiungono la firma di sette sindaci e il ruolo del Ministero della transizione ecologica che prevede tra i propri obiettivi la tutela delle acque e di chi le vive.

Geologi, biologi, ex amministratori pubblici, subacquei, pescatori dallo sguardo lungo e giovani attenti all'ambiente. Sono loro a raccogliere le firme per l'istituzione dell'area che se ora nascesse davvero includerebbe 27 chilometri di costa e prevederebbe zona totalmente prive di pesca e altre di pesca sostenibile. In particolare, il tratto di mare entro le tre miglia diverrebbe una vera nursery per i piccoli pesci, cioè un luogo in cui si dà il tempo alla natura di fare il proprio corso e alle specie di riprodursi e crescere senza essere sottratte all'acqua. 

Ma il piano spaventa vongolari e titolari degli stabilimenti balneari. “Nessuna intenzione di interdire la pesca in assoluto”, spiegano i volontari dell'associazione. “Piuttosto cerchiamo di diffondere il modello di una pesca sostenibile, in un mare che è chiuso e pescoso e che è stato sfruttato massicciamente in questi decenni”. 

La piccola pesca diverrebbe così anche uno strumento per favorire il turismo sostenibile e un nuovo modo di guardare al mare e alla costa adriatica.