La protesta dei pescatori

I pescherecci tornano in mare

Le marinerie dell'Adriatico centrale e del nord scelgono di interrompere lo sciopero per evitare il collasso dell'intera filiera. Le imbarcazioni usciranno due volte la prossima settimana

I motori spenti, le ancore calate, le reti vuote. A San Benedetto del Tronto, Ancona, Civitanova Marche: da due settimane stessa scena, nei porti pescherecci della regione.

Ora si torna in mare. Lo sciopero contro il caro gasolio verrà spezzato con due uscite, la prossima settimana. Saranno i singoli armatori a decidere quando effettuarle.

La fine dell'agitazione, decisa da tutte le marinerie dell'Adriatico centrale e del nord (sembra invece sfilarsi il sud), è arrivata in tarda mattinata, a margine del sit-in delle donne del mondo della pesca di Ancona, ennesima protesta di questo periodo.

Si riprende il largo, ma il nodo gasolio resta irrisolto, anche a fronte dei 20 milioni appena stanziati dal governo. Con un prezzo triplicato in due anni, un euro e 20 al litro l'attuale, si continua infatti a lavorare in perdita.

Un'imbarcazione per la grande pesca consuma 4.000 euro al giorno di carburante. Una buona battuta ne assicura circa 5.000. In mezzo, i costi per funi e cavi, cassette per il pescato ed equipaggio. I conti non tornano.

Ed è così anche per chi si occupa della vendita, e per i ristoratori. Una filiera non regge più. E proprio per questo, le marinerie dell'alto e del medio Adriatico hanno scelto di riaccendere i motori: si tratta di alimentare  un minimo  il lavoro di tutto comparto prima del fermo pesca di fine luglio.

Dopo quella data, per i pescherecci, obbligati all'ormeggio, scatterà un indennizzo ministeriale, ma solo se avranno raggiunto un certo numero di uscite. Un'altra ragione per tornare in mare.