Al via l'iter. "Ma resta necessario un provvedimento nazionale"

Suicidio assistito, nelle Marche la prima proposta regionale

Scritta dall'Associazione Luca Coscioni e depositata dal Partito democratico, mira a garantire tempi certi nell'accesso a un diritto che oggi è già sancito con sentenza della Corte costituzionale, ma che solo un cittadino è riuscito a esercitare

Prima regione italiana a vedere faticosamente esercitato il diritto al suicidio assistito in base a una ormai storica sentenza della Corte costituzionale. Prima regione, le Marche, in cui dopo i casi di Federico, Fabio e Antonio, ora viene presentata una proposta di legge che chiede tempi certi alle aziende sanitarie. Dieci giorni per verificare i requisiti, cinque per l'invio di una relazione al Comitato etico, altri cinque perché quest'ultimo emetta un parere.

Venti giorni in tutto, contro i ventidue mesi aspettati da Federico Carboni. Questo prevede il testo formulato dall'Associazione Luca Coscioni e depositato dal Partito democratico, in attesa di una legge nazionale che rimane comunque necessaria, a maggior ragione dopo l'affossamento del testo incardinato nella attuale legislatura e ritenuto poco risolutivo.

“Le leggi regionali sono necessarie per superare gli ostacoli posti dalla politica all'esercizio di un diritto che è già sancito e che non ha bisogno di interpretazioni”, ribadisce Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni. Per questo il testo ora depositato - trasmesso anche al presidente della Conferenza Stato-regioni e ai vari presidenti delle regioni - chiede alle aziende sanitarie di sostenere i pazienti nel proprio percorso, anche assumendosi l'onere di fornire il farmaco che poi il singolo dovrà autosomministrarsi. 

Rimane comunque irrisolto, spiega ancora Gallo, il capitolo dei pazienti non compresi dalla sentenza della Corte costituzionale: quelli che non sono in grado di procedere all'autosomministrazione e coloro che, pur sofferenti, non sono tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale. Per loro, non esiste ancora un diritto alla morte medicalmente assistita, e non esisterebbe nemmeno con una eventuale legge regionale in materia. 

Il testo è però necessario, sostiene il Partito democratico, per dare tempi certi a chi vuole avvalersi del diritto e può farlo in quanto in possesso dei requisiti. Dal consigliere del Pd Fabrizio Cesetti l'ipotesi di spingere per un riferimento esplicito a questo diritto anche nel testo della riforma sanitaria della giunta Acquaroli. Eventualità che appare remota, mentre è certo l'incardinamento del testo pensato dall'associazione Luca Coscioni, e altrettanto certa appare la necessità di una convergenza di altre forze politiche.

“Penso che ci debba essere la disponibilità di tutti - afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Mangialardi - perché un provvedimento del genere darebbe garanzie ai cittadini e anche ai dirigenti dell'Asur chiamati ad operare”.