Processo alle battute finali, la sentenza è attesa il 15 dicembre

L'omicidio di Rosina Carsetti, la Procura chiede tre ergastoli

La figlia della donna, Arianna Orazi, è ritenuta la mente del delitto. Il nipote, Enea Simonetti, il presunto esecutore materiale. Il marito Enrico Orazi, secondo l'accusa, non ha fatto nulla per opporsi.

Il processo per la morte di Rosina Carsetti soffocata nella villetta di famiglia a Montecassiano la vigilia di Natale del 2020. Ieri, in Corte d'Assise, a Macerata, la Procura ha chiesto l'ergastolo per i tre familiari imputati. Enea Simonetti, Arianna Orazi ed Enrico Orazi. Per il pm, Vincenzo Carusi, meritano il massimo della pena per l'omicidio di quella che era rispettivamente la loro nonna, madre, moglie. 

Nelle richieste di condanna, Arianna Orazi è ritenuta la mente dell'omicidio premeditato; Enea Simonetti, il presunto esecutore materiale; Enrico Orazi, "forse non ha toccato il corpo della moglie - ha detto il pm -  ma non ha fatto nulla per evitare quanto accaduto". In una requisitoria di tre ore, il pubblico ministero ha ricostruito tutti gli elementi a carico della famiglia: il tentativo di attribuire il delitto a un rapinatore, il quadro di maltrattamenti litigi e minacce che, a quanto ricostruito dalle indagini, andavano avanti da diversi mesi; mesi in cui all'anziana sarebbe stato sottratto l'uso dell'auto e del cellulare. 
 
La battaglia è anche sul presunto movente: secondo l'accusa, i tre agirono dopo che Rosina Carsetti aveva riferito i maltrattamenti subiti ai carabinieri, ad alcune amiche e, in ultimo, a un centro antiviolenza. Movente debole per le difese, secondo cui i conflitti in famiglia non erano degenerati in maltrattamenti. La sentenza è attesa per il 15 dicembre.