Due ruote senza rischi

Ciclismo: la strada per la sicurezza

Polizia Stradale e Federciclismo a confronto sulla sicurezza durante gare e allenamenti: "Più educazione stradale e regole per proteggere chi va in bici"

Giovani atleti, amatori, campioni delle due ruote, semplici ciclisti quotidiani. Chi va in bibicletta per strada lo fa spesso correndo un rischio. 
Durante le competizioni si cerca di azzerare il pericolo con le procedure di sicurezza, ma garantire ogni metro di asfalto lungo percorsi di centinaia di chilometri è complicato, e spesso costoso. Vale per le competizioni locali come per le grandi corse, come il Giro d'Italia

Il problema principale, dice chi ogni settimana coordina la sicurezza in gara, sono gli automobilisti: quelli che non si fermano quando passa la corsa, quelli che vogliono a tutti i costi attraversare il percorso agli incroci.

Il momento più pericoloso però non è la gara, sono gli allenamenti. Proprio durante un allenamento sono  stati travolti sia Michele Scarponi che, pochi giorni fa, Davide Rebellin. Serve, dice la Federciclismo, cambiare il codice della strada, per tutelare di più chi va in bicicletta.

Nel servizio le interviste al direttore del giro d'Italia Mauro Vegni, al responsabile dei direttori di corsa delle Marche Albino Stortoni, al Presidente del Comitato Marche della Federazione Ciclistica Italiana Lino Secchi