Riconosciuta la bancarotta fraudolenta, assolti per il falso in bilancio

Processo Banca Marche, sei condanne. Oltre 10 anni all'ex direttore Massimo Bianconi

Questo pomeriggio il Tribunale di Ancona ha emesso il verdetto di condanna di primo grado per sei dei 12 imputati nel processo per il crac Banca Marche. La pena più alta all'ex direttore generale, Massimo Bianconi: 10 anni e 6 mesi

Dopo oltre sette ore di camera di Consiglio, il collegio del tribunale di Ancona ha comminato condanne a oltre 40 anni di carcere al termine del processo di primo grado per il crack di Banca Marche, un terzo rispetto alle richieste dell'accusa che aveva chiesto oltre 120 anni. D'altra parte su 12 imputati, soltanto sei sono stati condannati; e per il solo reato di bancarotta fraudolenta. Assolti, invece, per il falso in bilancio e prescritti i reati di falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza.

Le pene più pesanti all'ex direttore generale, Massimo Bianconi: 10 anni e 6 mesi. E al vicedirettore generale Stefano Vallesi: 9 anni. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli in primo grado per la bancarotta fraudolenta di Banca Marche e della controllata Medioleasing finite in default nel 2015

Per la sola bancarotta di Medioleasing sono stati condannati i manager Giuseppe Barchiesi (7 anni e 6 mesi) e Daniele Cuicchi (4 anni e 6 mesi). Infine condannati per la bancarotta della sola Banca Marche, Massimo Battistelli (4 anni e 10 mesi) e Giuseppe Paci (5 anni e 8 mesi).  Assolti, infine, l'ex presidente Michele Ambrosini, e altri 5 manager e amministratori: Giualiano Bianchi, Paolo Arcangeletti, Bruno Brusciotti, Claudio dell’Aquila e Tonino Perini.

Le parti civili – oltre tremila, fra azionisti e obbligazionisti - hanno anche ottenuto una provvisionale fino a un massimo di 15mila euro ciascuno in attesa della quantificazione del danno in sede civile. Ma non si accontentano e puntano a far emergere le responsabilità della Banca d'Italia, come ha ricordato l’avvocato Corrado Canafoglia a margine della sentenza.

Banca marche era finita in default nel 2015 con perdite superiori ai 2 miliardi di euro. Salvate dallo Stato con il provvedimento che ha messo in sicurezza anche Banca Etruria, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca era stata divisa in una parte “malata”, la cosiddetta bad bank con i crediti diventati inesigibili e una parte “buona” che era stata ceduta per una cifra simbolica di un euro a Ubi Banca, ora Intesa Sanpaolo.

La procura di Ancona aveva quindi avviato un’inchiesta che nel 2019 aveva fatto partire il processo, ora arrivato a sentenza.