Punti di vista

L'autonomia e le infrastrutture, quale contributo?

Tra gli anni 60 e 70 il Molise esce dal Medioevo delle comunicazioni. Uno sviluppo che poi però si fermerà

Un onesto dibattito sui reali vantaggi portati dall'autonomia regionale non può prescindere dalle infrastrutture. Quali e quante erano prima? Quali progressi ha portato la nascita della regione Molise e cosa ne resta?

Che gli anni 60 e 70 siano stati uno spartiacque per lo sviluppo infrastrutturale del territorio appare pacifico. Sono quelli del boom per tutta l'Italia e che anche il Molise aggancia, seppur con un qualche ritardo causato proprio dal suo isolamento. E' allora che esce dal medioevo delle comunicazioni, aggiornando per prima cosa un obsoleto sistema viario, erede delle regie strade borboniche.

Si costruiscono la diga di Guardialfiera e il viadotto del Liscione. Nel 1961, due anni prima che il Molise diventi ufficialmente autonomo, viene inaugurata la galleria Nunziata lunga che avvicina il casello di San Vittore connettendo la regione all'autostrada del Sole. La Bifernina e la Trignina solcano le valli per unire Campobasso e Isernia all'Adriatico. Mentre l'ampliamento della statale 17, rende più rapida la connessione tra il centro Molise e il Venafrano, oltre che tra i due capoluoghi.

Certo, non sono mancati sprechi e cattedrali nel deserto. Una su tutte la grande diga di Arcichiaro, mai terminata e costata all'ambiente ancora di più che alle casse statali. Esaurito un periodo nel complesso virtuoso durato fino agni anni 80, col passare del tempo le promesse mancate sono cresciute. A partire dalla quattro corsie tra A1 e A14 mille volte definita opera strategica e mai realizzata.